CAPITOLO 1
Mi ero ripromesso di scrivere ogni tre,
massimo quattro, giorni.
È così. Ma non avevo considerato le
necessità della vita che ti portano spesso a riconsiderare le tue
necessità.
Inizio questo diario sotto l'effetto di
una sostanza comunemente conosciuta come mescalina.
Una sostanza naturale che provoca
ansia, paranoia, euforia, delirio, aumento della pressione sanguigna
e del battito cardiaco.
Volevo tenere un diario, certo, e stavo
cambiando casa. Beh, che dire. Una sistemazione alla fine l'ho
trovata.
Conobbi il signor Porridge nelle
vicinanze dell'abazia di Westminster, in un piccolo e sudicio locale.
Ci eravamo sentiti per telefono e mi
aveva dato appuntamento li dicendomi che mi avrebbe fatto conoscere
un mio potenziale coinquilino.
“Una casa a metà strada tra un
bellissimo parco ed il centro.”
Non mi aveva detto altro.
Ed ero arrivato li.
C'era aria di chiuso e di fregatura in
quell'ufficio.
Mentre aspettavo impazientemente
l'arrivo di un mio potenziale coinquilino, il signor Porridge,
dall'alto dei suoi centodieci chili abbondanti, giocherellava con i
bottoni del suo gilet marrone scuro, che sembrava essere fatto su
misura ma decisamente largo.
Il campanello alla porta suonò
annunciando a tutti che qualcuno aveva varcato la soglia.
Mi voltai e lo vidi.
Un uomo alto, magro, con il volto
affilato mi scrutava con occhi fissi ma in qualche modo rapidi e
veloci.
Si fermò davanti a me estraendo la
mano dalla tasca dell'impermeabile nero.
-Piacere, sono Sherlock Holmes.
-John Watson, molto piacere. Lei è il
mio potenziale futuro coinquilino.
-Ovviamente, John. Posso chiamarla
John?
-Si, certo.
Risposi preso alla sprovvista.
-Signor Porridge, sono sicuro che andrà
benissimo. - disse Holmes al signor Porridge rivolgendomi un sorriso.
-Molto bene. Lo accompagna lei, signor
Holmes?
-Certamente.
Rimasi immobile per qualche secondo,
guardando la scena scorrere. Poi decisi di interromperli.
-Scusate signori.
Calò il silenzio.
-Sono venuto qui per vedere una casa.
Non conosco il signor Holmes e non conosco tanto meno lei, signor
Porridge. Non ho ancora deciso se accetterò l'affitto.
Holmes mi guardò con espressione
compiaciuta.
-Lei non mi conosce John ma io conosco
lei. Ex militare, probabilmente congedato per una ferita alla spalla
destra. Ha servito il paese ma con rimorso, non le piace uccidere
innocenti quando non è necessario e sono sicuro che ha dovuto farlo,
una. No, più volte. Sta cercando una casa modesta, con l'affitto
basso ed un coinquilino che non le rompa le scatole. Ogni tanto fuma
ma oggi non ha ancora fumato, è single, sta cercando una fidanzata
ma più probabilmente una compagna ma cosa più importante delle
altre è stanco, non parlo di stanchezza fisica, parlo di stanchezza
mentale. Dopo la ferita, l'ospedale, il congedo ed il rimpatrio, le
sue aspettative di trovare un casa lussuosa si sono notevolmente
abbassate. Il che la porterà ad accettare la casa in questione con
il sottoscritto come coinquilino.
Holmes vomitò un fiume di parole. Un
fiume in piena che mi travolse completamente. Rimasi immobile,
completamente ammutolito di fronte a così tanta verità.
-Non si preoccupi signor Watson. Holmes
è un brav'uomo, fa così con tutti.
-Come sapeva...? - dissi rivolgendomi
ad Holmes
-Venga signor Watson, glielo spiego
mentre andiamo. Da questa parte.
Così mi lasciai convincere.
Chiamammo un taxi e dopo aver caricato
le valigie mi sedetti di fianco ad Holmes, che mi aspettava
impaziente.
-Come sapeva tutte quelle cose?
-Ci pensi John, ci pensi bene.
-Ci ho pensato signor Holmes. Posso
capire il fatto di cercare una compagna. Tutti la cercano, ma il
resto? Sono informazioni personali. Ci siamo già incontrati per
caso?
-No, John, non ci siamo mai visti prima
di oggi ma la differenza tra me e lei è che lei guarda soltanto
mentre io osservo anche.
-Cosa vorrebbe dire?
-Lei è un ex militare. I suoi vestiti
sono bene stirati, perfetti, troppo. Il suo abbigliamento è moderno
ma ricorda pur sempre una divisa, mi scusi John, ma è così.
Ha una ferita alla spalla destra,
quando mi ha dato la mano ha abbassato leggermente il labbro, segno
che probabilmente il braccio le fa male, ma quando le ho stretto la
mano l'ho fatta oscillare leggermente verso di lei e non c'è stata
reazione, allora ho capito che era la spalla.
-Mi scusi. Disse il tassista
interrompendo la spiegazione.
Capii subito che a Sherlock Holmes non
piaceva essere interrotto.
-221B di Baker Street. - disse al
tassista.
-Subito signori. - rispose il
tassista mettendo in moto il veicolo.
-Per quanto riguarda il resto?
-chiesi ad Holmes.
-Molto bene Watson, è anche una
persona curiosa, molto bene. Per quanto riguarda il resto è sempre
tutto li, su di lei. A quasi nessuno piace uccidere innocenti e
quando l'ho detto lei ha abbassato lo sguardo e quando ho detto che
ha dovuto farlo una sola volta non ha mosso un muscolo, così ho
alzato la posta ed ho ottenuto una reazione. Ha dovuto farlo più
volte. Cerca una compagna, vista la sua età, non più una fidanzata.
Cerca di vestirsi bene, è rasato di fresco, profuma e i suoi abiti
sono perfetti. In più è ben pettinato. La stanchezza mentale è
ovvia così come il bisogno di rimettersi in gioco. E lei fuma, oggi
no perché altrimenti l'odore si sentirebbe ma si deduce dai suoi
denti.
-Sono sbalordito, complimenti signor
Holmes. Lei cosa fa?
-Sono un detective, ovviamente. Lei è
un medico, John?
-Si, sono chirurgo.
-Eccellente. -disse Holmes
sorridendo come un bambino.
-Perché me lo chiede.
-Io aiuto la polizia, i privati e anche
le aziende se le cose si fanno interessanti, John. Ma spesso ci sono
dei cadaveri. E dio solo sa quanto sono incompetenti i medici della
polizia. E i detective e tutti gli altri.
-Mi sta ingaggiando per un lavoro?
-Oh no, no, no. Qui non si tratta di
soldi. Si tratta di ricchezza mentale, di sapere.
-Si, beh. Ma l'affitto?
-È proprio quello che otterremo oggi
da Scotland Yard. Un affitto permanente.
-Se lo dice lei signor Holmes.
-Ci può scommettere, John, ci può
scommettere!
-Sarà meglio di no.
-Brutta cosa quella del gioco. Almeno
non le costerà l'affitto, si rallegri.
Il viaggio durò una ventina di minuti
e dopo questa breve conversazione il signor Holmes mi chiese
cortesemente se potevo rimanere in silenzio, poiché doveva pensare.
Uscimmo dal taxi ed il signor Holmes si
avviò verso l'ingresso del numero 221B, lasciandomi il dovere di
pagare il tassista.
Il nostro numero era alto e stretto,
leggermente più piccolo in larghezze dei numeri vicini al nostro.
Sherlock bussò tre volte alla porta
che subito si aprì rivelando una signora sulla settantina col volto
sorridente.
-Buongiorno signora Hudson, costui è
John Watson, il nostro nuovo coinquilino.
-Molto piacere signor Watson, molto
piacere! -disse la signora stringendomi in un abbraccio invadente.
-Finalmente, così mi aiuterà con il
signor Holmes.
-Aiutarla per cosa? -chiesi alla
signora Hudson, non capendo a cosa si riferisse
-Vedrà John, ma non si preoccupi.
Santo cielo, è sempre così turbabile lei?
Non risposi, cercando di decidere se
entrare davvero oppure andarmene di corsa, quando Holmes mi spinse
leggermente, facendomi varcare la soglia di casa.
L'interno era magnifico.
Vi erano poltrone, tavolini e divani un
po' ovunque. Quasi senza senso.
Superammo i primi piani, che non erano
di nostra competenza ed arrivammo all'ultimo.
Anche questo era come gli altri, stessi
arredamenti, stesso caos piacevole ma vi erano due cucine.
Ed è li, che avremmo abitato.
Da quel giorno è passata esattamente
una settimana. Solo una settimana ed all'inizio di questo scritto vi
ho detto che sono sotto l'effetto di una sostanza dagli effetti
pericolosi.
Posso dirvi che Sherlock Holmes ha
stravolto la mia vita in una settimana più di quanto non abbia fatto
la guerra. In modo diverso, certo, ma l'ha fatto. E lo fa sempre.
Ogni giorno.
Ma torniamo a noi.
Mi accomodai nella nuova abitazione
cercando di gestire gli spazi al meglio.
Se non altro avrei avuto una stanza
privata in cui dormire e mi ero già assicurato che la porta si
chiudesse a chiave, ricevendo in risposta da Holmes un gran sorriso.
Mi buttai sul divano ed una nube di
polvere si levò in aria passando davanti alla finestra dalla quale
traspariva un pallido raggio di sole.
-Non trova che in queste stanze ci sia
un po' odore di chiuso, signor Holmes?
-E polvere. -aggiunse lui.
-Si, e polvere.
-Non si ripeta John, può assumere una
domestica o mettersi a pulire. Io di certo non pulirò ma cosa
assolutamente certa è che lamentarsi è tempo perso.
-La signora Hudson non è...?
-No, non è una domestica, come vi
ripeterà lei stessa più volte, non appena la vedrà comparire con
il suo tè di benvenuto.
-Con cosa?
E proprio in quel momento la signor
Hudson bussò alla porta chiedendo di entrare per offrirmi il suo tè
di benvenuto.
Lo accettai volentieri scoprendo che
era il miglior tè che avessi mai bevuto.
Mi complimentai con lei e proprio in
quel momento accadde ciò che Holmes aveva preventivato.
-Mi fa molto piacere che le piaccia,
John, ma voglio essere chiara fin da subito. Lei mi sembra una
persona più ragionevole del signor Holmes. Io il tè ve lo faccio
volentieri, a tutti e due, ma non sono una domestica ne una
cameriera. Che sia chiarissimo.
-Signora Hudson la ringrazio ed è
chiarissimo, anche Holmes me lo stava riferendo giusto prima che lei
bussasse.
La signora non rispose offrendomi un
sorriso.
Radunò il servizio da tè e si
incamminò verso l'uscita, ci augurò una buona giornata e chiuse la
porta.
-Finalmente silenzio. -disse Holmes
che era seduto silenzioso su una poltrona.
-Allora John, oggi pomeriggio, alle
cinque, dobbiamo andare a Scotland Yard.
-Va bene Holmes, accetto di lavorare
con lei, ma accetto io, perché lo voglio io.
-Certo che lo vuole lei, ma che
discorsi fa? Non ne staremmo parlando se non fosse un interesse
comune.
-Benissimo. -risposi secco.
-Dicevamo, mi hanno chiamato stamattina
ma ho detto che avevo da fare e che sarei passato nel pomeriggio. Non
farà differenza se saremo in due.
Terminai di sistemare i miei effetti
personali e ben presto ci ritrovammo in un freddo obitorio, nel
sotterraneo di Scotland Yard.
Dopo pochi minuti di attesa passata ad
osservare le sagome dei cadaveri coperti dai lenzuoli bianchi, fummo
raggiunti da un uomo vestito con jeans usurati, una camicia ed una
giacca larga.
-Ispettore Lestrad, buonasera, costui è
il mio nuovo collaboratore, John Watson, un eccellente medico
chirurgo che mi aiuterà nelle indagini. Di cosa avete bisogno?
-Piacere signor Watson -disse Lestrad
stringendomi la mano
-Forza, non perdiamo tempo. -ci
ammonì Holmes.
-Questo caso è complesso signor
Holmes. -disse Lestrad mentre si accingeva a scoprire il cadavere
di una donna.
-Sarà complesso per lei, Lestrad, non
di certo per me. -rispose Holmes
-Donna, quarantasette anni, settantotto
chili. Sono stati sparati due colpi di arma da fuoco a distanza
ravvicinata, con una Browning 6,35 che l'hanno colpita alla testa. La
vittima però è morta per soffocamento causato da un sacchetto di
plastica. L'esame balistico ha suggerito la presenza di un cuscino
usato come silenziatore e sulla scena abbiamo trovato il corpo con un
sacchetto in testa, chiuso in un armadio sigillato con del silicone.
E qui c'è il fatto strano. Durante il primo sopralluogo, ieri,
nessuno si è accorto del cadavere nell'armadio né del silicone.
Stamattina invece, durante la raccolta delle prove, abbiamo sentito
l'odore.
-La donna era struccata al momento del
ritrovamento? -chiese Holmes
-Si, era struccata ed aveva una
vestaglia da notte.
-La scena è ancora intatta?
-Abbiamo rimosso solo il corpo.
-John, andiamo, qui abbiamo finito.
La mia presenza non si rivelò utile in
quel momento e mi limitai a seguire Holmes e a salire sul taxi con
lui.
-Qual'è l'indirizzo, Lestrad?
-Bloomfield Terrace, numero 29.
-Lei prenda un altro taxi, oppure
un'auto della polizia, devo parlare con il signor Watson.
E chiuse la portiera.
Conoscevo abbastanza bene quel
quartiere e sapevo che da Scotland Yard sarebbero bastati una
quindicina di minuti.
-Interessante, non trova? - mi chiese
Holmes guardando fuori dal finestrino.
-Non molto, fin'ora.
-Si lamenta del suo scarso
coinvolgimento nella faccenda? La sto coinvolgendo ora, ne sto
parlando con lei.
-Chi può aver sopraffatto una signora
così? L'ha vista? Io non credo ci sarei riuscito.
-Interessante punto di vista, John. La
signora deve necessariamente aver aperto alla sua vittima. Struccata
ed in vestaglia da notte non avrebbe mai accolto uno sconosciuto. E
parliamo di un uomo poiché spostare un cadavere di quella stazza non
è cosa semplice.
-Possiamo ipotizzare quindi che sia una
persona vicina alla vittima.
-Eccellente, John. Magari una
frequentazione. Anche se non ha affatto l'aria di un omicidio
passionale, non c'è violenza ma neanche metodo. Due colpi alla testa
ed il soffocamento indicano inesperienza.
-Una pistola di piccolo calibro è
anche più facile da reperire.
-Esatto John.
Arrivammo a destinazione in un attimo
ed entrammo nella casa.
Holmes si diresse verso il centro del
locale quadrato ed iniziò ad ispezionare ogni dettaglio, senza
battere ciglio.
-C'è disordine, John, ma non ci sono
segni evidenti di colluttazione. Ai bordi dell'armadio c'è una
trapunta, suppongo ci fosse avvolto il cadavere. Indica pudore. Non
voglio farlo ma sono costretto, dopo però non ti maltratto.
-Quindi un regolamento di conti,
magari.
-Perspicace, John. Può essere.
-Come sono andate le cose, Lestrad?
-Ci ha chiamati la figlia, preoccupata
perché la madre non rispondeva alle sue chiamate. In un primo
momento siamo entrati e la casa era solo un po' in disordine ed
abbiamo pensato che fosse uscita di fretta. Solo stamattina c'è
stato il ritrovamento.
Holmes si diresse verso la cucina, aprì
l'anta di un pensile sopra al lavandino ed ispezionò i bicchieri.
-Come sapeva in che anta sarebbero
stati i bicchieri, signor Holmes? -chiesi, noncurante della
situazione.
-Non abbiamo tempo per queste
sciocchezze. -disse sorridendomi.
-Lestrad, venga qui, prenda questo
bicchiere, è stato lavato di recente ma non è stato asciugato.
Probabilmente l'assassino l'ha usato per bere con la vittima alla
quale ha somministrato un sonnifero. Completate l'autopsia e vedrete
che ci saranno tracce di sedativi. Controllate le frequentazioni
della vittima, dovrebbero essere due uomini, uno dei due mente.
Probabilmente uno aveva un debito che non poteva estinguere. L'altro
non c'entra nulla. Non si faccia fregare, Lestrad.
-Bene ma...? cercò di rispondere
l'ispettore.
-Qui abbiamo finito, John. Andiamo.
E Holmes si incamminò lasciando
Lestrad senza ulteriori risposte.
Lo seguii e ci dirigemmo di nuovo verso
casa.
-Come faceva a sapere che erano in due?
-Deve osservare meglio, John, piuttosto
le chiedo, perché sigillare l'armadio con il silicone?
-Me lo stavo chiedendo poco fa. Il
cadavere sarebbe comunque stato scoperto.
-A volte le persone fanno cose poco
sensate quando perdono la testa.