venerdì 3 maggio 2019
giovedì 2 maggio 2019
Capitolo 1
CAPITOLO 1
Mi ero ripromesso di scrivere ogni tre,
massimo quattro, giorni.
È così. Ma non avevo considerato le
necessità della vita che ti portano spesso a riconsiderare le tue
necessità.
Inizio questo diario sotto l'effetto di
una sostanza comunemente conosciuta come mescalina.
Una sostanza naturale che provoca
ansia, paranoia, euforia, delirio, aumento della pressione sanguigna
e del battito cardiaco.
Volevo tenere un diario, certo, e stavo
cambiando casa. Beh, che dire. Una sistemazione alla fine l'ho
trovata.
Conobbi il signor Porridge nelle
vicinanze dell'abazia di Westminster, in un piccolo e sudicio locale.
Ci eravamo sentiti per telefono e mi
aveva dato appuntamento li dicendomi che mi avrebbe fatto conoscere
un mio potenziale coinquilino.
“Una casa a metà strada tra un
bellissimo parco ed il centro.”
Non mi aveva detto altro.
Ed ero arrivato li.
C'era aria di chiuso e di fregatura in
quell'ufficio.
Mentre aspettavo impazientemente
l'arrivo di un mio potenziale coinquilino, il signor Porridge,
dall'alto dei suoi centodieci chili abbondanti, giocherellava con i
bottoni del suo gilet marrone scuro, che sembrava essere fatto su
misura ma decisamente largo.
Il campanello alla porta suonò
annunciando a tutti che qualcuno aveva varcato la soglia.
Mi voltai e lo vidi.
Un uomo alto, magro, con il volto
affilato mi scrutava con occhi fissi ma in qualche modo rapidi e
veloci.
Si fermò davanti a me estraendo la
mano dalla tasca dell'impermeabile nero.
-Piacere, sono Sherlock Holmes.
-John Watson, molto piacere. Lei è il
mio potenziale futuro coinquilino.
-Ovviamente, John. Posso chiamarla
John?
-Si, certo.
Risposi preso alla sprovvista.
-Signor Porridge, sono sicuro che andrà
benissimo. - disse Holmes al signor Porridge rivolgendomi un sorriso.
-Molto bene. Lo accompagna lei, signor
Holmes?
-Certamente.
Rimasi immobile per qualche secondo,
guardando la scena scorrere. Poi decisi di interromperli.
-Scusate signori.
Calò il silenzio.
-Sono venuto qui per vedere una casa.
Non conosco il signor Holmes e non conosco tanto meno lei, signor
Porridge. Non ho ancora deciso se accetterò l'affitto.
Holmes mi guardò con espressione
compiaciuta.
-Lei non mi conosce John ma io conosco
lei. Ex militare, probabilmente congedato per una ferita alla spalla
destra. Ha servito il paese ma con rimorso, non le piace uccidere
innocenti quando non è necessario e sono sicuro che ha dovuto farlo,
una. No, più volte. Sta cercando una casa modesta, con l'affitto
basso ed un coinquilino che non le rompa le scatole. Ogni tanto fuma
ma oggi non ha ancora fumato, è single, sta cercando una fidanzata
ma più probabilmente una compagna ma cosa più importante delle
altre è stanco, non parlo di stanchezza fisica, parlo di stanchezza
mentale. Dopo la ferita, l'ospedale, il congedo ed il rimpatrio, le
sue aspettative di trovare un casa lussuosa si sono notevolmente
abbassate. Il che la porterà ad accettare la casa in questione con
il sottoscritto come coinquilino.
Holmes vomitò un fiume di parole. Un
fiume in piena che mi travolse completamente. Rimasi immobile,
completamente ammutolito di fronte a così tanta verità.
-Non si preoccupi signor Watson. Holmes
è un brav'uomo, fa così con tutti.
-Come sapeva...? - dissi rivolgendomi
ad Holmes
-Venga signor Watson, glielo spiego
mentre andiamo. Da questa parte.
Così mi lasciai convincere.
Chiamammo un taxi e dopo aver caricato
le valigie mi sedetti di fianco ad Holmes, che mi aspettava
impaziente.
-Come sapeva tutte quelle cose?
-Ci pensi John, ci pensi bene.
-Ci ho pensato signor Holmes. Posso
capire il fatto di cercare una compagna. Tutti la cercano, ma il
resto? Sono informazioni personali. Ci siamo già incontrati per
caso?
-No, John, non ci siamo mai visti prima
di oggi ma la differenza tra me e lei è che lei guarda soltanto
mentre io osservo anche.
-Cosa vorrebbe dire?
-Lei è un ex militare. I suoi vestiti
sono bene stirati, perfetti, troppo. Il suo abbigliamento è moderno
ma ricorda pur sempre una divisa, mi scusi John, ma è così.
Ha una ferita alla spalla destra,
quando mi ha dato la mano ha abbassato leggermente il labbro, segno
che probabilmente il braccio le fa male, ma quando le ho stretto la
mano l'ho fatta oscillare leggermente verso di lei e non c'è stata
reazione, allora ho capito che era la spalla.
-Mi scusi. Disse il tassista
interrompendo la spiegazione.
Capii subito che a Sherlock Holmes non
piaceva essere interrotto.
-221B di Baker Street. - disse al
tassista.
-Subito signori. - rispose il
tassista mettendo in moto il veicolo.
-Per quanto riguarda il resto?
-chiesi ad Holmes.
-Molto bene Watson, è anche una
persona curiosa, molto bene. Per quanto riguarda il resto è sempre
tutto li, su di lei. A quasi nessuno piace uccidere innocenti e
quando l'ho detto lei ha abbassato lo sguardo e quando ho detto che
ha dovuto farlo una sola volta non ha mosso un muscolo, così ho
alzato la posta ed ho ottenuto una reazione. Ha dovuto farlo più
volte. Cerca una compagna, vista la sua età, non più una fidanzata.
Cerca di vestirsi bene, è rasato di fresco, profuma e i suoi abiti
sono perfetti. In più è ben pettinato. La stanchezza mentale è
ovvia così come il bisogno di rimettersi in gioco. E lei fuma, oggi
no perché altrimenti l'odore si sentirebbe ma si deduce dai suoi
denti.
-Sono sbalordito, complimenti signor
Holmes. Lei cosa fa?
-Sono un detective, ovviamente. Lei è
un medico, John?
-Si, sono chirurgo.
-Eccellente. -disse Holmes
sorridendo come un bambino.
-Perché me lo chiede.
-Io aiuto la polizia, i privati e anche
le aziende se le cose si fanno interessanti, John. Ma spesso ci sono
dei cadaveri. E dio solo sa quanto sono incompetenti i medici della
polizia. E i detective e tutti gli altri.
-Mi sta ingaggiando per un lavoro?
-Oh no, no, no. Qui non si tratta di
soldi. Si tratta di ricchezza mentale, di sapere.
-Si, beh. Ma l'affitto?
-È proprio quello che otterremo oggi
da Scotland Yard. Un affitto permanente.
-Se lo dice lei signor Holmes.
-Ci può scommettere, John, ci può
scommettere!
-Sarà meglio di no.
-Brutta cosa quella del gioco. Almeno
non le costerà l'affitto, si rallegri.
Il viaggio durò una ventina di minuti
e dopo questa breve conversazione il signor Holmes mi chiese
cortesemente se potevo rimanere in silenzio, poiché doveva pensare.
Uscimmo dal taxi ed il signor Holmes si
avviò verso l'ingresso del numero 221B, lasciandomi il dovere di
pagare il tassista.
Il nostro numero era alto e stretto,
leggermente più piccolo in larghezze dei numeri vicini al nostro.
Sherlock bussò tre volte alla porta
che subito si aprì rivelando una signora sulla settantina col volto
sorridente.
-Buongiorno signora Hudson, costui è
John Watson, il nostro nuovo coinquilino.
-Molto piacere signor Watson, molto
piacere! -disse la signora stringendomi in un abbraccio invadente.
-Finalmente, così mi aiuterà con il
signor Holmes.
-Aiutarla per cosa? -chiesi alla
signora Hudson, non capendo a cosa si riferisse
-Vedrà John, ma non si preoccupi.
Santo cielo, è sempre così turbabile lei?
Non risposi, cercando di decidere se
entrare davvero oppure andarmene di corsa, quando Holmes mi spinse
leggermente, facendomi varcare la soglia di casa.
L'interno era magnifico.
Vi erano poltrone, tavolini e divani un
po' ovunque. Quasi senza senso.
Superammo i primi piani, che non erano
di nostra competenza ed arrivammo all'ultimo.
Anche questo era come gli altri, stessi
arredamenti, stesso caos piacevole ma vi erano due cucine.
Ed è li, che avremmo abitato.
Da quel giorno è passata esattamente
una settimana. Solo una settimana ed all'inizio di questo scritto vi
ho detto che sono sotto l'effetto di una sostanza dagli effetti
pericolosi.
Posso dirvi che Sherlock Holmes ha
stravolto la mia vita in una settimana più di quanto non abbia fatto
la guerra. In modo diverso, certo, ma l'ha fatto. E lo fa sempre.
Ogni giorno.
Ma torniamo a noi.
Mi accomodai nella nuova abitazione
cercando di gestire gli spazi al meglio.
Se non altro avrei avuto una stanza
privata in cui dormire e mi ero già assicurato che la porta si
chiudesse a chiave, ricevendo in risposta da Holmes un gran sorriso.
Mi buttai sul divano ed una nube di
polvere si levò in aria passando davanti alla finestra dalla quale
traspariva un pallido raggio di sole.
-Non trova che in queste stanze ci sia
un po' odore di chiuso, signor Holmes?
-E polvere. -aggiunse lui.
-Si, e polvere.
-Non si ripeta John, può assumere una
domestica o mettersi a pulire. Io di certo non pulirò ma cosa
assolutamente certa è che lamentarsi è tempo perso.
-La signora Hudson non è...?
-No, non è una domestica, come vi
ripeterà lei stessa più volte, non appena la vedrà comparire con
il suo tè di benvenuto.
-Con cosa?
E proprio in quel momento la signor
Hudson bussò alla porta chiedendo di entrare per offrirmi il suo tè
di benvenuto.
Lo accettai volentieri scoprendo che
era il miglior tè che avessi mai bevuto.
Mi complimentai con lei e proprio in
quel momento accadde ciò che Holmes aveva preventivato.
-Mi fa molto piacere che le piaccia,
John, ma voglio essere chiara fin da subito. Lei mi sembra una
persona più ragionevole del signor Holmes. Io il tè ve lo faccio
volentieri, a tutti e due, ma non sono una domestica ne una
cameriera. Che sia chiarissimo.
-Signora Hudson la ringrazio ed è
chiarissimo, anche Holmes me lo stava riferendo giusto prima che lei
bussasse.
La signora non rispose offrendomi un
sorriso.
Radunò il servizio da tè e si
incamminò verso l'uscita, ci augurò una buona giornata e chiuse la
porta.
-Finalmente silenzio. -disse Holmes
che era seduto silenzioso su una poltrona.
-Allora John, oggi pomeriggio, alle
cinque, dobbiamo andare a Scotland Yard.
-Va bene Holmes, accetto di lavorare
con lei, ma accetto io, perché lo voglio io.
-Certo che lo vuole lei, ma che
discorsi fa? Non ne staremmo parlando se non fosse un interesse
comune.
-Benissimo. -risposi secco.
-Dicevamo, mi hanno chiamato stamattina
ma ho detto che avevo da fare e che sarei passato nel pomeriggio. Non
farà differenza se saremo in due.
Terminai di sistemare i miei effetti
personali e ben presto ci ritrovammo in un freddo obitorio, nel
sotterraneo di Scotland Yard.
Dopo pochi minuti di attesa passata ad
osservare le sagome dei cadaveri coperti dai lenzuoli bianchi, fummo
raggiunti da un uomo vestito con jeans usurati, una camicia ed una
giacca larga.
-Ispettore Lestrad, buonasera, costui è
il mio nuovo collaboratore, John Watson, un eccellente medico
chirurgo che mi aiuterà nelle indagini. Di cosa avete bisogno?
-Piacere signor Watson -disse Lestrad
stringendomi la mano
-Forza, non perdiamo tempo. -ci
ammonì Holmes.
-Questo caso è complesso signor
Holmes. -disse Lestrad mentre si accingeva a scoprire il cadavere
di una donna.
-Sarà complesso per lei, Lestrad, non
di certo per me. -rispose Holmes
-Donna, quarantasette anni, settantotto
chili. Sono stati sparati due colpi di arma da fuoco a distanza
ravvicinata, con una Browning 6,35 che l'hanno colpita alla testa. La
vittima però è morta per soffocamento causato da un sacchetto di
plastica. L'esame balistico ha suggerito la presenza di un cuscino
usato come silenziatore e sulla scena abbiamo trovato il corpo con un
sacchetto in testa, chiuso in un armadio sigillato con del silicone.
E qui c'è il fatto strano. Durante il primo sopralluogo, ieri,
nessuno si è accorto del cadavere nell'armadio né del silicone.
Stamattina invece, durante la raccolta delle prove, abbiamo sentito
l'odore.
-La donna era struccata al momento del
ritrovamento? -chiese Holmes
-Si, era struccata ed aveva una
vestaglia da notte.
-La scena è ancora intatta?
-Abbiamo rimosso solo il corpo.
-John, andiamo, qui abbiamo finito.
La mia presenza non si rivelò utile in
quel momento e mi limitai a seguire Holmes e a salire sul taxi con
lui.
-Qual'è l'indirizzo, Lestrad?
-Bloomfield Terrace, numero 29.
-Lei prenda un altro taxi, oppure
un'auto della polizia, devo parlare con il signor Watson.
E chiuse la portiera.
Conoscevo abbastanza bene quel
quartiere e sapevo che da Scotland Yard sarebbero bastati una
quindicina di minuti.
-Interessante, non trova? - mi chiese
Holmes guardando fuori dal finestrino.
-Non molto, fin'ora.
-Si lamenta del suo scarso
coinvolgimento nella faccenda? La sto coinvolgendo ora, ne sto
parlando con lei.
-Chi può aver sopraffatto una signora
così? L'ha vista? Io non credo ci sarei riuscito.
-Interessante punto di vista, John. La
signora deve necessariamente aver aperto alla sua vittima. Struccata
ed in vestaglia da notte non avrebbe mai accolto uno sconosciuto. E
parliamo di un uomo poiché spostare un cadavere di quella stazza non
è cosa semplice.
-Possiamo ipotizzare quindi che sia una
persona vicina alla vittima.
-Eccellente, John. Magari una
frequentazione. Anche se non ha affatto l'aria di un omicidio
passionale, non c'è violenza ma neanche metodo. Due colpi alla testa
ed il soffocamento indicano inesperienza.
-Una pistola di piccolo calibro è
anche più facile da reperire.
-Esatto John.
Arrivammo a destinazione in un attimo
ed entrammo nella casa.
Holmes si diresse verso il centro del
locale quadrato ed iniziò ad ispezionare ogni dettaglio, senza
battere ciglio.
-C'è disordine, John, ma non ci sono
segni evidenti di colluttazione. Ai bordi dell'armadio c'è una
trapunta, suppongo ci fosse avvolto il cadavere. Indica pudore. Non
voglio farlo ma sono costretto, dopo però non ti maltratto.
-Quindi un regolamento di conti,
magari.
-Perspicace, John. Può essere.
-Come sono andate le cose, Lestrad?
-Ci ha chiamati la figlia, preoccupata
perché la madre non rispondeva alle sue chiamate. In un primo
momento siamo entrati e la casa era solo un po' in disordine ed
abbiamo pensato che fosse uscita di fretta. Solo stamattina c'è
stato il ritrovamento.
Holmes si diresse verso la cucina, aprì
l'anta di un pensile sopra al lavandino ed ispezionò i bicchieri.
-Come sapeva in che anta sarebbero
stati i bicchieri, signor Holmes? -chiesi, noncurante della
situazione.
-Non abbiamo tempo per queste
sciocchezze. -disse sorridendomi.
-Lestrad, venga qui, prenda questo
bicchiere, è stato lavato di recente ma non è stato asciugato.
Probabilmente l'assassino l'ha usato per bere con la vittima alla
quale ha somministrato un sonnifero. Completate l'autopsia e vedrete
che ci saranno tracce di sedativi. Controllate le frequentazioni
della vittima, dovrebbero essere due uomini, uno dei due mente.
Probabilmente uno aveva un debito che non poteva estinguere. L'altro
non c'entra nulla. Non si faccia fregare, Lestrad.
-Bene ma...? cercò di rispondere
l'ispettore.
-Qui abbiamo finito, John. Andiamo.
E Holmes si incamminò lasciando
Lestrad senza ulteriori risposte.
Lo seguii e ci dirigemmo di nuovo verso
casa.
-Come faceva a sapere che erano in due?
-Deve osservare meglio, John, piuttosto
le chiedo, perché sigillare l'armadio con il silicone?
-Me lo stavo chiedendo poco fa. Il
cadavere sarebbe comunque stato scoperto.
-A volte le persone fanno cose poco
sensate quando perdono la testa.
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mercoledì 1 maggio 2019
Capitolo 2
CAPITOLO
2
Il
mattino seguente mi svegliai ancora assonnato dalla giornata
precedente.
Continuavo
a ripensare a tutto ciò che avevo visto il giorno prima e non
riuscivo a spiegarmi tante cose di quel caso che agli occhi di Holmes
appariva così semplice.
-Buongiorno
John, ha dormito bene? Non le ho dato fastidio stanotte, vero?
-Buongiorno,
fastidio? Per cosa?
-Ho
suonato il violino quasi tutta la notte, non volevo disturbarla così
ho messo qualche goccia di sedativo nel suo tè, ieri sera.
-Qualche
goccia...? Quale sedativo? Avrei potuto usare i tappi per le
orecchie, sarebbe bastato chiedere.
-Un
po' di Lorazepam, niente di pericoloso.
-Mi
ha dato il Tavor? Lo sa che può causare perdite di memoria?
-Ma
certo che lo so, cosa crede che sia? Un ciarlatano da quattro soldi?
Le ho dato la dose adeguata ai suoi sessantacinque chili.
-E
se soffrissi di cuore?
-Lei
non soffre di cuore John, o la marina non l'avrebbe reclutata. Si può
fidare di me.
-Con
lei non c'è partita, eh Holmes? Sa che le dico? Vado a farmi una
passeggiata. A respirare un po' di aria vera, non questa polvere
maleodorante che c'è qui dentro.
-Vada
pure, la aspetterò qui.
-Benissimo.
Raggiunsi
il primo piano, salutai la signora Hudson con un sorriso ed uscii
sbattendo inavvertitamente la porta.
Una
sola notte di convivenza con il signor Holmes ed ero già stato
drogato.
A
quel punto ero combattuto, davanti a me si presentava il gradevole
privilegio di assistere a tutte le scampagnate del signor Holmes, se
non tutte, almeno alcune. I suoi sorrisi mi davano l'impressione di
essere una persona con cui si sarebbe potuto trovare bene. L'affitto
era buono ma... l'affitto!
Holmes
aveva detto che avrebbe chiesto a Lestrade un affitto permanente in
cambio dei nostri servigi come consulenti.
Sherlock
Holmes era una di quelle persone dedite al rimando delle faccende
importanti?
Decisi
che avrei dovuto sincerarmene subito e tornai indietro.
Rientrai
in casa e salii di corsa le scale fino all'ultimo piano.
-Sono
impressionato, John! É stato fuori meno di cinque minuti! -disse
Holmes ridacchiando.
-Ieri
mi ha detto una cosa a proposito dell'affitto. O si è dimenticato?
Come finiremo Holmes? A dover raschiare il fondo ogni mese sperando
di riuscire a pagare quelle poche spese? Dice che non vuole farsi
pagare, che la sua linfa è la ricchezza mentale ed il piacere del
sapere. Beh, la realtà è diversa. Ci sono le bollette, l'affitto,
le spese improvvise se qualcosa si rompe. E lei è una persona
inaffidabile. Sarà meglio che mi cerchi un lavoro all'ospedale, per
iniziare, almeno avremo qualcosa da parte.
-John.
-Che
c'è?
-Ha
finito? Stanotte Lestrade è stato qui. È passato a farmi vedere
delle fotografie di un suicidio, che poi un suicidio in realtà non
era. In ogni caso non ritenevo servisse svegliarla, avrei dovuto
somministrarle un eccitante ed abbiamo deciso di non disturbarla.
Mentre era qui ho sistemato la faccenda dell'affitto. Me ne ero
dimenticato? Forse, sul momento si. Ma non dimentico mai una cosa se
è necessaria. Tutt'altro discorso per ciò che non mi serve, per
quello non c'è spazio.
-Ma
cosa dice?
-Lasci
stare, John.
-È
tutto sistemato con l'affitto?
-Affitto
e spese. Tutto pagato finché aiutiamo Scotland Yard. E sinceramente
non saprei che altro fare al momento. Vede John, di clienti privati
interessanti ne arriva uno ogni tanto. Di crimini per la polizia
invece, ce ne sono a dozzine.
-Lei
ci prova proprio gusto vero?
-Nella
logica, certo. Non nei crimini.
-Holmes?
-Si,
John, mi faccia la domanda. Non ripeta il mio nome. Avanti.
-Ieri,
come faceva a sapere dei due uomini? E il silicone? Che senso ha
sigillare il cadavere nell'armadio?
-Lei
è testardo, vero? Non glielo dirò. Non ancora. Ci potrà arrivare
da solo o potrà lasciar perdere. Continuare a tartassarsi non le è
utile in alcun modo.
In
quel momento la signora Hudson bussò alla porta.
-Signor
Holmes, c'è l'ispettore Gregson al telefono, le porto su
l'apparecchio?
-Certo
signora Hudson, certo. Avrebbe dovuto portarlo con se. Abbiamo messo
il filo lungo apposta, ricorda?
Disse
Holmes ridacchiando. Pensai che la signora Hudson non era più tanto
giovane e mi intromisi.
-Mi
scusi Holmes, fa fare tutte queste scale alla signora Hudson?
-Si
offra pure John, se vuole.
Corsi
giù per le scale e recuperai dalle mani della padrona di casa un
vecchio telefono al quale era arrotolato un lunghissimo cavo
telefonico.
-Qui
parla il dottor Watson, le passo subito Holmes.
-Oh
Watson, buongiorno, ho sentito parlare di lei da Lestrade. Mi ha
detto che vi siete conosciuti all'obitorio. Com'è lavorare con
Sherlock Holmes? Le piacciono i suoi modi?
Holmes
mi strappò la cornetta dalle mani non appena lo ebbi raggiunto.
-Qui
Holmes, parli Gregson.
-Buongiorno
Holmes, ascolti, siamo in una casa ad Aislington, stiamo cercando
degli orologi rubati, abbiamo avuto una soffiata e siamo venuti
subito qui. I proprietari della casa sono collaborativi ma non
troviamo niente. Sono sicuro che quello che cerchiamo sia qui.
Sherlock
staccò la cornetta dall'orecchio allontanando il microfono dalla
bocca.
-Sta
parlando a bassa voce perché gli altri non lo sentano. Lui e
Lestrade sono in estrema competizione. Io risolvo i casi e loro fanno
a gara a chi si prende il merito.
-Allora
Gregson, mi descriva la casa, le persone, quanti, chi, come, dove,
per quanto tempo.
-Holmes,
qui è un labirinto. È un'abitazione di quattro piani, ogni piano ha
un bagno ed ogni piano ha due camere da letto. Ci sono due cucine
e...
-Mi
dica qualcosa di utile, a quale delle due famiglie si riferisce la
soffiata?
-Esatto
Holmes, ci sono due famiglie, ci hanno detto di cercare ai piani
inferiori. La famiglia che occupa i due piani superiori non è in
casa al momento. Qui ci sono due bambini piccoli che, a parer mio,
non c'entrano nulla e li abbiamo fatti uscire. Una donna che dice di
non sapere nulla ed un uomo anziano che è attaccato ad una bombola
d'ossigeno e non capisce una parola di quello che gli diciamo.
Abbiamo guardato in tutta la casa Holmes, si stanno spazientendo e
stanno per mandarci via. So come vanno queste cose, fanno finta di
essere collaborativi, non troviamo niente e ci mandano via ridendoci
alle spalle. L'informatore è affidabile, so per certo che...
-Stia
zitto Gregson, santo cielo! Ha guardato sotto agli armadi, sotto ai
tavoli, doppifondi nei cassetti, lo sciacquone del bagno,
l'imbottitura del... ma certo! Faccia alzare il vecchio dal divano
Gregson, quello che sta cercando è sempre stato sotto al suo naso.
La saluto!
Holmes
riagganciò bruscamente la cornetta appoggiando il telefono per
terra, poi mi guardò sorridendo.
-Tobias
Gregson non è male come investigatore ma spesso non nota l'ovvio e
questo è un grave difetto.
-Immagino
faccia del suo meglio.
Holmes
si alzò di scatto e si diresse verso la finestra, guardando tra gli
spazi lasciati dalle numerose tende verticali che proiettavano la
luce nella stanza formando tante righe.
-Guardi
John. O mi sbaglio di molto o sta arrivando una cliente!
Mi
alzai dalla poltrona e guardai fuori da sopra la sua spalla.
Sul
marciapiede di fronte alla nostra abitazione vi era una donna.
Con
la mano destra giocherellava nervosamente con l'orecchino mentre
fissava la nostra porta d'ingresso.
Di
colpo attraversò di corsa la via ed un breve suono tagliò in due
l'aria pesante.
Holmes
mi rivolse una veloce occhiata di entusiasmo e si sedette su una
poltrona.
-Venga,
John. Si accomodi.
Mi
sedetti anche io e assumemmo le stesse posizioni che avevamo
abbandonato pochi minuti prima.
In
quel momento mi ricordai che entrambi eravamo ancora in vestaglia e
certamente poco presentabili. Non ebbi il tempo di reagire a questo
mio pensiero poiché Holmes iniziò un breve ma concitato monologo.
-Stia
molto concentrato John, è il nostro primo cliente. Insieme, voglio
dire. La donna che abbiamo visto poco fa si reca da noi per risolvere
un problema. Ha notato anche lei il nervosismo e l'incertezza prima
di suonare il campanello. Tuttavia la signora desidera essere
ricevuta e desidera risolvere il proprio mistero. Ella è imbarazzata
o afflitta, possiamo certamente affermare che non è invece in
collera e che non ha subito un grave torto, o almeno che non ne è a
conoscenza. Possiamo allora affermare che questa misteriosa signora
si reca da noi per un problema sentimentale.
In
quel momento la signora Hudson bussò alla porta annunciando la
signorina Mary Sutherland.
La
facemmo accomodare e le offrimmo una tazza di tè, che lei rifiutò.
-Non
trovate che con la vostra miopia il lavoro di impiegata sia un po'
faticoso?
-Si,
all'inizio, ma ora mi sono un po' abituata, sa...
Mary
Sutherland aveva risposto senza capire la portata esatta delle
affermazioni di Holmes.
Ad
un tratto smise di parlare iniziando a scrutare Holmes con gli occhi
strizzati.
-Ci
conosciamo signor Holmes?
-No
di certo, signorina Sutherland. Ma lei comunica molte più cose di
quelle che vorrebbe, come tutti noi. E io le so leggere. Altrimenti,
cosa ci farebbe lei qui?
-Sono
venuta qui, signor Holmes perché un mio caro amico mi ha parlato
molto bene di voi, definendovi addirittura uno dei migliori
investigatori del mondo.
-Perché
siete partita così di fretta da casa? È una questione così
urgente?
Ci
fu un attimo di silenzio e di stupore generale per come Holmes
sembrasse conoscere davvero ogni persona qualunque.
-Si,
sono uscita di fretta perché non ce la faccio più ad aspettare. Non
ha senso aspettare ancora. Mio marito è scomparso e mio patrigno
prende la cosa banalmente. Lo chiamo patrigno anche se ha solo cinque
anni più di me.
-Vostra
madre? È viva?
-Si,
mia madre sta benissimo. Si è risposata subito, sopo la morte di
papà, con un uomo che ha quindici anni meno di lei. Mio padre era un
brav'uomo, faceva l'idraulico e mi aveva lasciato una percentuale in
una ditta che hanno avviato lui ed il suo socio. Poi è arrivato il
mio patrigno ed è riuscito a vendere tutto in poche settimane. Mio
padre, se fosse stato vivo, avrebbe ottenuto ben di più da quella
vendita! Vi prego signor Holmes, accettate il mio caso, non sono
ricca ma guadagno bene con il mio lavoro da impiegata ed ho una
piccola eredità da uno zio deceduto che mi rende una percentuale
ogni due mesi.
-Questa
storia mi appassiona!
Disse
Holmes senza scomporsi troppo.
-Bene,
ora parliamo della vostra relazione con lo scomparso.
Mary
Sutherland arrossì portandosi la mano all'orecchino destro per una
frazione di secondo.
-Noi...
noi ci siamo incontrati per la prima volta ad una cena dei dipendenti
della ditta per cui lavoro.
Mio
patrigno non voleva che ci andassi. Lui non vuole mai che io e mamma
andiamo da nessuna parte, in realtà. È un uomo molto conservatore e
diventerebbe matto se uscissimo e vedessimo altri uomini. Ma quella
volta ero decisa ad andare a quella cena perché la solitudine mi fa
male, signor Holmes. Siccome mio patrigno sarebbe partito per la
Francia per un viaggio d'affari, riuscii a raggiungere il mio
obbiettivo senza problemi. Fu proprio a quella cena che conobbi mio
marito, Hosmer Angel. Era seduto all'ultimo posto della fila del
tavolo e dopo di lui non c'era nessun altro. Così parlammo tutta
sera e si dimostrò molto gentile.
Holmes
interruppe il racconto sorridendo.
-Quando
vostro patrigno tornò dalla Francia rimase molto offeso, immagino,
di scoprire l'accaduto. Glielo avete raccontato?
-Al
contrario signor Holmes, si mostrò quasi indifferente e mi disse che
non c'è modo di mettere un freno ad una donna.
-Bene,
dunque, vi siete incontrati, poi?
-Si.
Ci siamo incontrati quella sera. Poi ci siamo rivisti tre volte ed
abbiamo passeggiato insieme. Abbiamo parlato molto e mi sono sentita
subito attratta da lui. Era così intelligente e premuroso.
Ma
in seguito mio patrigno mi disse che non avremmo più potuto
incontrarci.
-No?
- chiese Holmes
-No,
vede, a mio patrigno non piacciono molto queste cose. Lui sostiene
che una donna deve rimanere nel suo cerchio famigliare. Ho provato
più volte a spiegargli che il proprio cerchio famigliare bisogna
prima crearselo ma ogni volta si finisce per litigare.
-E
Hosmer Angel non ha cercato di rivedervi o di contattarvi?
-Si,
signor Holmes. Mio patrigno è dovuto ripartire per la Francia dopo
due settimane ma prima di quella data Hosmer mi scrisse una lettera
dicendomi che sarebbe stato prudente vederci solamente quando mio
patrigno non c'era. Così iniziò a scrivermi ogni giorno ed ogni
volta riuscii ad intercettare il postino per non far sapere a mio
patrigno della nostra corrispondenza.
-Eravate
fidanzati?
-Oh,
si. Signor Holmes, capisco che sia difficile da credere ma ci eravamo
fidanzati alla nostra prima passeggiata.
-Che
lavoro svolge il signor Angel?
-È
impiegato in un ufficio a Leadenhall Street.
-Quale
ufficio?
-Non
lo so, signor Holmes.
-Dove
abita allora?
-Non
lo so.
-Non
avete un suo indirizzo? Dove mandavate le vostre lettere?
-All'ufficio
postale di Leadenhall Street, in fermo posta. Mi aveva detto che se
gli avessi scritto una lettera indirizzata al suo ufficio, gli altri
dipendenti lo avrebbero preso in giro. Così gli proposi di stamparle
invece che scriverle a mano ma mi disse che nelle mie lettere poteva
vedere una parte di me mentre invece in quelle stampate non ci
sarebbe stato nulla.
-Molto
suggestivo, davvero. Ci sono altre cose che si ricorda su Hosmer
Angel?
-È
molto timido, uscivamo di sera piuttosto che in pieno giorno perché
non gli piacevano gli invidiosi. Ma ha molto tatto, è molto educato.
Ha subito un intervento alle ghiandole da piccolo e parla quasi
sempre sussurrando. Porta gli occhiali, anche lui, come me, non ci
vede affatto bene.
-Cosa
successe in seguito?
-Rividi
Hosmer per una sola volta, durante l'assenza di mio patrigno. Era
molto di fretta e mi propose di sposarci prima del suo ritorno. Io
sono molto credente signor Holmes, come anche Hosmer. Così mi fece
promettere, con le mani sulla bibbia, che gli sarei sempre stata
fedele.
Mia
madre mi disse che era una grossa dimostrazione di amore vista la
leggerezza degli uomini di oggi. Accettai di sposarlo e chiesi a mia
madre come Windibank, il mio patrigno, avrebbe preso la cosa. Lei mi
rassicurò dicendomi che se ne sarebbe occupata. Non volevo
chiedergli l'autorizzazione ma volevo che fosse al corrente di quello
che stavo per fare. Così provai a chiamarlo ma non riuscii a
rintracciarlo. Gli scrissi una lettera prioritaria inviandola alla
sede dei suoi uffici francesi.
-Non
la ricevette?
-No,
era partito per il ritorno prima dell'arrivo della mia lettera.
-Che
sfortuna. Il matrimonio?
-Lo
fissammo per il fine settimana, in chiesa ma senza troppe cerimonie.
Dovevamo sposarci a St. Saviour e fare un piccolo pranzo all'Hotel
Saint-Pancras.
Io
e mia madre lo attendemmo nella via che dava sulla chiesa. L'auto
arrivò ma all'interno Hosmer non c'era!
L'autista
ci disse di non capire come fosse possibile poiché gli aveva
personalmente aperto la portiera. Ci disse anche di non poterci
aiutare più di così e ci mostrò che tra lui ed il passeggero era
stato alzato il vetro oscurato. Tutto questo accadeva venerdì
scorso, signor Holmes.
-Direi
che siate stata trattata in modo vergognoso signorina Sutherland.
-Impossibile,
signor Holmes! Hosmer era troppo buono e troppo onesto per lasciarmi
così.
-Perché
mai? -chiese Holmes.
-Per
tutta la mattinata di venerdì non ha fatto altro che ripetermi che
dovevo rimanergli fedele in qualsiasi momento. Anche se un
avvenimento imprevisto ci avesse separati. In quel momento non pensai
che fosse una conversazione strana ma il tempo gli ha dato ragione ed
ora tutto ha senso!
-Infatti
ha senso. La sua opinione è dunque che sia rimasto vittima di un
avvenimento improvviso?
-Si.
Credo che prevedesse un pericolo, signor Holmes. E penso che questa
eventualità si sia verificata.
-Non
avete nessuna idea di cosa fosse, signorina?
-Nessuna.
-Ho
ancora alcune domande. Vostra madre come la prese?
-Uh,
lei era furiosa! Mi disse che non avrei più dovuto parlare di
Hosmer.
-E
vostro patrigno? È al corrente di tutto?
-Si,
anche secondo lui è successo qualcosa. Dice che avrò a breve delle
notizie di Hosmer perché, a parer suo, nessun uomo viene a trovarti
il mattino delle nozze per poi abbandonarti. Ed io penso che se ci
fossimo sposati e ci fossero questioni di denaro in sospeso, avrebbe
potuto avere un senso. Ma io ed Hosmer non abbiamo mai parlato di
soldi e non abbiamo firmato nessun documento.
-Accetto
il vostro caso. - disse Holmes -smettete di far lavorare il vostro
cervello. La prima ed unica cosa che dovete fare è cancellare Hosmer
Angel dalla vostra memoria, per sempre.
-Credete
che non lo rivedrò mai più?
-Temo
di no, signorina.
-Ma
che cosa gli è successo? - chiese la signorina quasi disperata.
-Risponderò
a questa domanda ma non ora. Mi occorre da voi la descrizione esatta
del signor Angel, nonché una delle lettere che vi ha spedito.
La
signorina Sutherland estrasse dalla tasca della giacca alcuni fogli.
-Ho
fatto inserire un annuncio sul quotidiano locale. Questa è la
descrizione e qui ci sono quattro lettere.
-Vi
ringrazio, qual'è il vostro indirizzo?
-Abito
a Lyon Place a Camberwell, al numero 31.
-Dove
lavora il vostro patrigno?
-Lui
lavora per “Westhouse & Marbank”, i grandi importatori di
vini a Fenchurch Street.
-Grazie,
signorina. Lasciate le lettere ed i ritagli qui e mi raccomando di
seguire il consiglio che vi ho dato.
-Vi
ringrazio di cuore signor Holmes ma credo che mi sarà impossibile.
Ho fiducia in Hosmer e quando ritornerà sarò qui ad aspettarlo.
Al
contrario dell'abbigliamento non proprio sobrio, trovavo qualcosa di
nobile nell'espressione di quella donna, qualcosa che induceva al
rispetto.
Ella
promise che sarebbe venuta a farci visita alla prima occasione e,
dopo aver posato i fogli sul tavolo, se ne andò.
Sherlock
Holmes rimase seduto per alcuni secondi, senza muoversi, contemplando
il soffitto.
Poi
si sporse in avanti e da una cesta di vimini prese una vecchia pipa
nera. Caricò il tabacco e la accese producendo un denso fumo
bluastro.
-Per
banale che sia questo caso, ci sono alcuni dettagli che mi stimolano.
- disse sbuffando -ma è la signorina che avevamo qui di fronte, la
miniera di informazioni.
-Sembra
che abbia visto qualcosa che a me è sicuramente rimasto celato,
signor Holmes.
-No,
John. Anche lei ha notato questi particolari. È che non li ha capiti
appieno. Descrivete la donna, per prima cosa.
-Aveva
un cappellino pork pie color grigio ardesia, con un nastro rosso
mattone. Una giacca nera con delle paiette nere, un vestito bruno. Ho
notato un segno d'inchiostro all'indice destro. Portava dei piccoli
orecchini d'oro. Non ho osservato le scarpe. - feci una pausa per
pensare e proseguii con la mia conclusione -credo che sia appagata
nel suo modo di vivere, abbastanza ordinario ma confortevole.
Holmes
sorrise e si mise lentamente a battere le mani.
-Complimenti
John, ha un vero talento per i colori ed ha più spirito di
osservazione di quanto creda.
Vi
dico sinceramente che non avete dimenticato molto. Avete notato la
riga che aveva sotto alle maniche? Unita alla vostra osservazione
sulla macchia d'inchiostro possiamo ipotizzare che lavori come
impiegata e che abbia a che fare con la scrittura e l'inserimento di
dati, sta spesso appoggiata, magari scrive anche con uno di quei
computer nuovi.
In
seguito ho esaminato il viso e ho notato il classico segno che
lasciano gli occhiali, ho pensato che probabilmente la ragazza
soffrisse di ipermetropia ma oggi ella era senza occhiali eppure
aveva difficoltà a mettere a fuoco anche oggetti lontani. Ha
strizzato gli occhi per leggere il numero quando si trovava
sull'altra sponda del marciapiede e l'ha fatto anche entrando nella
stanza.
-E
durante la conversazione. -aggiunsi io.
-Esatto.
Ciò ci porta ad affermare che ella ha un difetto alla vista
piuttosto pronunciato. Lei non ha osservato le scarpe, John. Avrebbe
notato che indossava un paio di stivaletti di cui uno sporco ed uno
pulito. Di questi soltanto uno era allacciato correttamente mentre
all'altro era stato fatto un nodo sommario. La ragazza però si veste
con visibile cura e questo mi ha portato a pensare che sia uscita di
casa in tutta fretta, poco dopo essere rientrata dal lavoro, per
recarsi qui.
-Ammirevole,
signor Holmes, davvero.
-La
ringrazio, John ma ora è necessario che ci mettiamo all'opera. Può
leggermi il testo dell'annuncio?
-Si
ricerca un signore di nome Hosmer Angel, scomparso dal 14 mattino.
Alto circa un metro e settanta, colorito olivastro, capelli neri,
inizio di calvizie alla sommità del capo, baffi neri. Porta gli
occhiali ed ha un difetto di pronuncia, sussurra sempre. Nell'ultimo
avvistamento indossava un vestito elegante nero, scarpe eleganti ed
un cappello a cilindro con nastro bianco. Impiegato in un ufficio a
Leadenhall Street. Ogni persona può contribuire etc...
-Basta.
Passiamo alle lettere, che ho analizzato mentre leggeva. Non ci
dicono nulla di interessante, sono di una banalità noiosa. Tuttavia
c'è un dettaglio che vi colpirà.
-Sono
tutte stampate. -dissi io.
-Esatto,
ed anche la firma è stampata. C'è la data ma non l'indirizzo,
tranne Leadenhall Street, che è abbastanza vago.
-Una
persona che preferisce le lettere scritte a mano e che non firma
nemmeno le sue? Strano.
-Benissimo,
John, benissimo. Scriverò due lettere, per risolvere il problema.
Una indirizzata ad una ditta in centro. Una al patrigno della
ragazza, per chiedergli di incontrarci domani sera alle sette.
Ed
ora, dottore, non c'è nulla che possiamo fare. Prendiamo questo
problema e lo mettiamo in un cassetto che chiuderemo a chiave.
Ripensai
alla sottigliezza del ragionamento del mio nuovo coinquilino, nonché
futuro amico.
Era
brillante e decisamente fuori dagli schemi.
Ricordo
che pensai che forse, visto tutto questo acume, non ci saremmo mai
trovati nella condizione di non poter pagare l'affitto. Pensai alla
mia posizione pressoché inutile e mi sentii a disagio.
-Holmes,
quando avrà realmente bisogno di me? Accadrà mai?
-È
ovvio, John, che non ho affatto bisogno di lei nel campo della
chimica o della musica. D'altronde le mie conoscenze dell'anatomia
sono accurate ma sparse mentre lei è un eccellente dottore. Per
quanto riguarda la deduzione, io e lei siamo molto diversi e ci
confrontiamo su ciò che accade. Questo è un enorme vantaggio per
me. Non si senta inutile, arriverà il momento in cui la sua
esperienza sarà necessaria.
-Mi
fido delle sue parole Holmes. Ora, se non le dispiace, uscirei a fare
due passi.
-Faccia
pure, John.
E
così feci. Mi avviai verso Regent's Park respirando a pieni polmoni.
Rimasi affascinato da quanto l'aria fosse più pura al centro del
parco rispetto a quella che avevo respirato poco prima, provenendo da
Backer Street.
Passai
il resto della giornata nella mia stanza leggendo un trattato
statunitense sul buco dell'ozono presente in Antartide. Il plico di
fogli era datato 1987 e pensai che probabilmente avrei dovuto leggere
degli aggiornamenti riguardanti l'argomento poiché erano passati già
tre anni da quella pubblicazione e come scienziato non ritenevo
accurato uno studio così vecchio.
Mi
chiesi come mai fossero presenti documenti sul clima poiché ero
sicuro che non interessassero al mio coinquilino.
Il
giorno seguente Holmes non si fece vedere per l'intera giornata e
rincasò solamente pochi minuti prima dell'orario previsto per
l'appuntamento con il patrigno della signorina Sutherland.
-Avete
già risolto l'enigma? -gli chiesi non appena ebbe varcato la soglia
del salotto.
-Non
c'è mai stato nessun enigma, mio caro, solo qualche piccolo
dettaglio interessante in un mare di banalità.
In
quel momento si sentì un rumore di passi e qualcuno bussò alla
porta annunciandosi come James Windibank.
-Ecco
il patrigno della signorina. -Mi disse Holmes sottovoce.
Holmes
lo fece entrare ed accomodare.
Era
un uomo dalla carnagione chiara, senza baffi né barba.
Di
statura media, sui trent'anni.
Dopo
essersi seduto il signor Windibank si tolse i guanti e li tenne in
mano.
-Buonasera,
Windibank -disse Holmes prendendo in mano una busta ancora sigillata
-presumo che questa sia la sua lettera che conferma il nostro
appuntamento per le sette di stasera.
-Si,
signor Holmes. Sono un po' in ritardo ma non sono il capo, capite
anche voi. Mi dispiace che Mery vi abbia annoiato con questa faccenda
del ragazzo scomparso. Non ci piace lavare in piazza i panni sporchi.
Lei è voluta comunque venire qui da lei, contro la mia volontà ma
non ho voluto fermarla. È giusto che ognuno faccia ciò che sente,
alla fine. Non posso però promettervi che riusciremo a pagarvi
subito, ve lo dico, signor Holmes. E neanche credo che riusciremo a
ritrovare il signor Angel abbastanza in fretta da potercelo
permettere.
-Al
contrario. Ho molte ragioni di credere che riusciremo a trovare
Hosmer Angel.
Windibank
sobbalzò lasciando cadere a terra i guanti.
-Sono
molto felice di questa notizia! -disse mentre li raccoglieva.
-È
molto curioso, le macchine da scrivere avevano carattere ed
individualità. Ognuna aveva un segno caratteristico distintivo ed
ogni lettera batteva in modo differente, a seconda della macchina, a
seconda della persona. Per queste nuove stampanti è diverso, ma c'è
comunque una famigliarità.
Disse
Holmes aprendo la busta contenente la lettera ricevuta da Windibank.
-Vede
signor Windibank, su questa lettera che mi ha inviato, e che ha
stampato, c'è una leggera sbavatura di inchiostro sul margine
destro. La sua stampante ha una rotellina del carrello impolverata o
guasta che rallenta leggermente un lato del foglio rispetto
all'altro. Allo stesso modo possiamo trovare questo leggerissimo
difetto nelle lettere appartenenti al marito fuggiasco della
signorina Sutherland. Guardi bene, troviamo in ognuna questo difetto,
che è il più evidente. In più ho trovato altre cinque inflessioni
nella costruzione verbale che fanno pensare a...
-Non
ho tempo da perdere con voi e con le vostre teorie fantasiose, signor
Holmes!
Sbottò
Windibank rimettendosi i guanti.
-Certo!
-esclamò Holmes scattando in piedi e bloccando la via d'uscita.
-l'ho presa, Windibank. Non può nulla ormai. È stato facile, molto
facile. Era così evidente!
-Mi
ha preso -replicò l'uomo vedendosi intrappolato -ma cosa farà? Non
ho commesso alcun crimine. Non ho realmente infranto nessuna legge.
La polizia non può accusarmi di nulla.
-Ciò
che dice è vero ma questo non mi impedirà di darle una lezione!
Rispose
Holmes lanciandosi su un frustino che era appeso alla parete.
In
un istante Windibank arrivò alla porta e corse per le scale,
scappando.
Holmes
lasciò cadere il frustino e si lanciò sul divano ridendo.
-Quell'uomo
ha sposato per denaro una donna molto più anziana di lui- disse
restando sdraiato -la ragazza ha un temperamento buono ed amabile, è
sensibile e delicata. Una situazione perfetta per un parassita. La
pensione della donna anziana e la percentuale mensile della ragazza
permettevano a Windibank di vivere egregiamente senza il minimo
sforzo. Ma la ragazza sarebbe cresciuta e non avrebbe potuto
controllarla per sempre. E cosa sarebbe successo se avesse trovato un
uomo? Niente più soldi, niente più contributi da parte sua.
Così,
con l'aiuto della moglie, Windibank si traveste. Aiutato dalla sua
carnagione chiara, rende la sua pelle più scura di alcune tonalità.
Indossa un paio di occhiali e dei baffi finti. Non si fa mai vedere
alla luce del giorno ed inventa uno stratagemma per non parlare mai,
ma sussurrare soltanto.
Sapendo
che il travestimento non può funzionare ancora per molto, decide di
continuare la sua finta relazione epistolarmente. Da qui l'obbiettivo
finale: lasciare una ferita nella mente e nel cuore di questa ragazza
che, perdendo il suo promesso sposo, non cercherà l'amore per i
prossimi cinque o dieci anni. Trascorso questo tempo ella avrebbe
potuto prendere la strada che desiderava poiché, con ogni
probabilità, la compagna di Windibank sarebbe morta ed avrebbe
lasciato a lui tutta l'eredità.
Holmes
concluse il monologo ridendo nuovamente.
-Perché
l'ha lasciato scappare allora? -chiesi sinceramente intontito da
tutte quelle parole.
-Perché
è evidente che farà carriera come criminale e che verrà arrestato,
ma per ora, non ha commesso alcun reato.
-Non
mi è chiara la storia nel suo insieme.
-Andiamo,
John. Era chiaro fin da subito. Quando Angel c'era, Windibank spariva
e viceversa. Questo è già un primo segno. Poi ci sono i tentativi
di nascondere la propria scrittura, gli occhiali, la voce
particolare. Forza!
-E
come avete verificato le vostre ipotesi?
-Conoscevamo
la società per cui lavora, Westhouse & Marbank, ricorda? Così
ho spedito loro una lettera urgente. Avendo il ritratto dell'uomo
scomparso, presente sul giornale, iniziai ad eliminare tutti i
dettagli che potevano essere cambiati come gli occhiali, i baffi e la
voce. Chiesi alla società se uno dei loro rappresentanti aveva un
aspetto simile a quello che avevo ottenuto. La Westhouse &
Marbank mi confermò che la descrizione corrispondeva al loro
rappresentante. Ulteriore conferma l'abbiamo avuta ricevendo la
lettera direttamente dal signor Windibank, stampata con la stessa
stampante. Ecco tutto.
-E
come ha fatto a sparire dall'auto?
-Un
vecchio trucco. Si alza il vetro oscurato e si esce dall'auto al
primo semaforo rosso.
-E
la signorina Sutherland?
-Se
le dicessi la verità non mi crederebbe. Spero che segua il mio
consiglio, anche se non credo lo farà.
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