Il
quarto giorno di residenza al numero 221B di Backer Street mi
svegliai riposato e senza i consueti indolenzimenti dei quali
solitamente soffrivo a causa della ferita alla spalla destra.
Mi
resi presentabile ed uscii dalla stanza pervaso da una sensazione di
serenità. Ricordo che ebbi il tempo di pensare che quella sarebbe
stata una splendida giornata, subito prima di ritrovarmi a camminare
circondato da una puzza densa ed acre di carne in putrefazione.
Aggirandomi
per la casa cercai immediatamente di risalire alla fonte dell'odore
che, nel frattempo, mi induceva una sgradevole sensazione di nausea.
Trattenendo
il fiato, mi mossi velocemente, ispezionando una stanza dopo l'altra
e scoprendo, con grande disgusto, che l'odore aveva nidificato in
ogni centimetro della casa.
Finalmente
mi avvicinai all'ultima stanza ed un crescente odore di marcio mi
confermò che dall'altra parte della porta, che si trovava di fronte
a me, vi era la causa di tutto.
Di
colpo la porta si spalancò, passandomi ad un palmo dal naso. Subito
oltre la soglia vi era il signor Holmes, completamente ricoperto di
sangue. Con la mano destra brandiva una lunga lancia, anch'essa
sudicia e puzzolente.
-Buongiorno,
John. Non indietreggi, suvvia. - disse Holmes vedendo il mio corpo
completamente sbilanciato all'indietro -questa lancia non è di certo
per lei.
-È
la puzza, Holmes. Non la lancia. La puzza, questo schifosissimo
odore. Apra le finestre, santo cielo!
-Per
poi ritrovarci sommersi dalle mosche? No, grazie!
In
quell'istante lo vidi. Oltre il signor Holmes, dall'altra parte della
stanza, appeso al gancio da parete che solitamente ospitava un sacco
da boxe, vi era il cadavere di un grosso maiale, rivolto a testa in
giù.
-Vede,
John. Nemmeno una mosca, neanche una. Se aprissi una finestra saremmo
invasi in meno di cinque minuti.
-Cosa
sta facendo, Holmes? Me lo può dire?
-No.
-Questa
è anche casa mia. La puzza si sente in tutta la casa, anche nella
mia stanza che non è mai stata aperta da ieri sera. Esigo una
spiegazione.
Holmes
appoggiò la lancia al muro e si diresse verso l'uscita della stanza.
-Sto
aspettando una visita, John. Mi piacerebbe che partecipasse anche
lei, se non ha nient'altro da fare.
Ed
uscì.
Dopo
circa mezz'ora, Sherlock Holmes resuscitò dalle sue stanze, pulito,
profumato e completamente in ordine.
Il
campanello suonò annunciando l'arrivo del visitatore.
Holmes
mi presentò a Stanley Hopkins, un giovane investigatore di polizia,
sulla trentina.
Vidi
subito che il nostro ospite aveva la fronte aggrottata e l'aria
pensierosa.
La
sua postura era rigida ma i suoi occhi erano rapidi e molto svegli.
Io
ed Holmes ci accomodammo su due poltrone ed invitammo Hopkins a fare
lo stesso sul divano.
-Quali
novità? -chiese Holmes impaziente.
-Siamo
fermi signor Holmes. Completamente.
-Non
avete fatto nessun progresso?
-Non
proprio. Vorrei che mi aiutasse, signor Holmes. Vede, è la migliore
occasione che il capitano mi abbia mai dato. È un caso importante e
sono solo stavolta. Vorrei fare bella impressione e chiudere tutto in
fretta. Però sono a corto di risorse e soprattutto di risposte.
-Ebbene,
Hopkins, io ho già letto con cura la descrizione di tutti gli
elementi che possedete. Cosa ne pensate della borsa da tabacco
trovata sulla scena del crimine, non è un indizio?
Hopkins
guardò Holmes con aria sorpresa, poi fece un breve respiro.
-Era
della vittima, si. C'erano le sue iniziali dentro ed era in pelle di
foca ma l'uomo era un cacciatore di foche e balene.
-Ma
non aveva una pipa. - asserì Holmes.
-No,
signor Holmes, non abbiamo trovato nessuna pipa. Il fatto è che
fumava molto poco ma potrebbe aver tenuto, a mio parere, del tabacco
per i suoi amici.
-Senza
dubbio questa è una teoria che potrebbe essere considerata, tuttavia
non abbiamo tempo e le confesserò, Hopkins, che se avessi condotto
le indagini personalmente sarei partito proprio da quella borsa da
tabacco. Ora, il mio amico qui presente, il dottor Watson, non è al
corrente di tutto ciò che riguarda il caso che state seguendo,
quindi vi chiedo la cortesia di ripetere le informazioni essenziali
ancora una volta, dall'inizio.
Il
viso di Stanley Hopkins non suggerì nessuna smorfia, al contrario,
le sue mani veloci estrassero un taccuino dalla tasca.
-Ho
delle date che ci aiuteranno a comprendere meglio la natura del
defunto. Capitano Peter Carey, nato nel 1920, aveva settant'anni al
momento della morte, dunque. Audace pescatore di balene, nel 1968
comandava la baleniera Sea Unicorn di Mallaig. Dopo alcune brillanti
spedizioni, si ritirò nel 1970. Comprò nel Sussex, vicino a Forest
Row, una casetta chiamata Woodman's Lee. In quella casa ha vissuto
per vent'anni e là è morto, una settimana fa. Nella vita, il signor
Carey, era un puritano stretto, un tipo silenzioso e abbastanza
tetro. La famiglia è composta dalla moglie, dalla figlia trentenne e
da due domestiche. Mi hanno riferito che le domestiche venivano
cambiate spesso. L'uomo beveva a dismisura a periodi intermittenti e
nonostante l'età, quando la crisi alcolica arrivava, diventava una
specie di demone fuori controllo. È stato visto mettere moglie e
figlia alla porta in piena notte e malmenarle davanti ai passanti. In
breve, dottor Watson, andrete lontano prima di conoscere un uomo più
pericoloso di Peter Carey ed ho saputo che il suo atteggiamento era
il medesimo quando era al comando della baleniera. Lo chiamavano
Peter il nero e non di certo per la barba scura. Da vivo seminava
terrore attorno a lui ed era malvisto da tutti i suoi vicini.
Holmes
interruppe il monologo, accendendosi la pipa.
-Parliamo
della scena del crimine ora, Hopkins.
-Molto
bene. Carey si era costruito una piccola capanna in legno, ad un
centinaio di passi dalla casa. La chiamava “cabina” e ci dormiva
tutte le sere. In pratica era una baracca con una sola stanza di tre
metri per due. In questa cabina non faceva mai entrare nessuno,
tant'è vero che solo lui aveva la chiave e la teneva sempre in
tasca. C'erano della piccole finestre su ogni lato ma erano coperte
da delle tende semitrasparenti che non venivano mai aperte. Una di
queste era rivolta in direzione della strada e chiedendo in giro ho
scoperto che spesso i vicini si chiedevano cosa stesse facendo Peter
il nero nella sua capanna. A questo punto della indagini si unì un
muratore di nome Slater, che ricordò di essersi fermato a guardare
la finestra , due giorni prima dell'omicidio, e di aver visto la
sagoma di un uomo barbuto ma dalla barba corta, differente da quella
di Carey, che Slater conosceva bene. Ci sono però un po' di metri
tra la strada e la finestra ed il nostro testimone ci ha anche detto
che proveniva da una bevuta al pub. In più questo fatto è accaduto
il lunedì mentre il capitano è morto di mercoledì. Martedì,
Carey, si fece vedere in giro ubriaco e sovreccitato, non smetteva di
girare per la casa bestemmiando ed urlando, così le domestiche
scappavano quando arrivava, per non incrociarlo. Solo in tarda serata
scese alla sua cabina. Verso le due del mattino, sua figlia, che
stava dormendo con la finestra aperta, sentì un urlo provenire dal
giardino, ma Carey spesso urlava mentre era ubriaco o in preda agli
incubi, così nessuno ci fece caso. Alle sette una delle domestiche
vide che la porta della casetta di legno era aperta ma nessuno andò
a vedere prima di mezzogiorno perché temevano l'ira del capitano.
Un'ora più tardi ero già sul posto, assegnato al caso.
Stanley
Hopkins fece una pausa, per poi proseguire.
-Parola
mia, ho i nervi saldi, lo sapete signor Holmes, ma vi garantisco che
mettere il naso in quella baracca mi ha scosso parecchio. Era piena
di mosche e sia il pavimento che i muri erano imbrattati di sangue.
La chiamava la sua cabina, e lo era. Una riproduzione di una cabina
di una nave. C'era la cuccetta, cartine terresti, una fila di
registri di bordo su uno scaffale, quello che ci si aspetta di
trovare nella cabina del capitano. E proprio là, nel mezzo, c'era il
cadavere. Nel petto aveva un arpione d'acciaio che lo aveva perforato
da parte a parte conficcandosi nella parete. La sua barba puntava
agonizzante verso il soffitto ed in viso aveva un espressione
riconducibile solo alla tortura. Il petto era praticamente esploso.
Insomma, dottor Watson, era infilzato come un insetto su un cartone.
Io conosco i vostri metodi, signor Holmes, e li ho messi in pratica.
Prima
che qualcuno calpestasse la scena ho esaminato il suolo all'esterno
ed il pavimento all'interno ma non c'era alcuna traccia.
-Intendete
dire che non l'avete vista? -chiese Holmes.
-Vi
assicuro, signor Holmes, non c'era nessuna traccia.
-Caro
mio, ho indagato su moltissimi crimini ma non ne ho ancora visto uno
commesso da un uomo volante. Dal momento che il criminale ha due
gambe, ci sarà certamente sul suolo, una abrasione, che purché
minima, un ricercatore scientifico può vedere. È incredibile che
quella stanza sporca di sangue non contenga nessuna traccia che possa
aiutarci. Ho visto, tuttavia, che alcuni oggetti non potevano non
essere notati.
Hopkins
reagì ai commenti sarcastici di Holmes.
-Sono
stato stupido a non chiamarvi subito, Holmes, ma ora non possiamo che
andare avanti. C'erano molti oggetti nella stanza. Uno era l'arpione
che era servito per il crimine. Era stato strappato dal muro. Sul
manico c'era scritto S.S. Sea Unicorn, Mallaig.
Sembrava
chiaro che il crimine era stato commesso in un momento di ira e che
l'assassino aveva afferrato la prima cosa che gli era capitata sotto
mano.
L'omicidio
si è svolto alle due del mattino ma Carey era ancora vestito. Ciò
suggerisce che avesse un appuntamento con l'assassino, il che è
confermato dalla presenza sulla tavola di una bottiglia di rum e di
due bicchieri sporchi.
-Si.
-disse Holmes – Credo che queste due conclusioni siano accettabili.
Avete trovato altri alcolici nella stanza?
-Whisky
e brandy, ma a parer mio senza importanza, poiché entrambe le
bottiglie erano ancora chiuse.
-La
loro presenza ha tuttavia un significato. - disse Holmes -Parlateci
ancora di questi oggetti che secondo voi sono rilevanti.
-Sulla
tavola c'era la sua borsa da tabacco.
-Che
parte della tavola?
-Era
nel mezzo, foca grezza col pelo rigido ed una semplice linguetta di
cuoio per chiuderla. All'interno c'erano le iniziali P.C. E conteneva
circa 15 grammi di forte tabacco da marinaio.
-Eccellente,
cosa c'era ancora?
Stanley
Hopkins tirò fuori dalla tasca un taccuino coperto di tessuto.
L'esterno era rugoso e rovinato, i fogli all'interno erano
leggermente scoloriti. Sulla prima pagina vi erano scritte le
iniziali J.H.N. e la data 1969.
Holmes
lo appoggiò delicatamente sul tavolo e lo esaminò attentamente,
mentre io ed Hopkins osservavamo a distanza.
Sulla
seconda pagina vi erano stampate le lettere C.P.R. Ed a seguire vi
erano molte pagine di numeri.
Alcune
intestazioni riportavano luoghi come Argentina, Costarica, San Paolo
e sotto ad ognuna di esse vi erano pagine di segni e cifre.
-Cosa
ne pensate? -chiese Holmes
-Sembra
che siano delle liste di movimenti di denaro e di valori. Pensavo che
J.H.N. fossero le iniziali di un agente e che C.P.R. Fosse il
cliente.
-E
cosa ne dite di Canadian Pacific Railway? -propose Holmes.
Stanley
Hopkins imprecò tra i denti cercando di non scomporsi.
-Che
stupido che sono! È sicuramente così. Allora, J.H.N. Sono le
iniziali che ci restano da indovinare. Ho già esaminato le liste di
Borsa e gli archivi commerciali ma non ne trovo nessuno del 1969.
Nemmeno tra gli agenti di cambio, neanche tra gli assistenti. Ho
l'impressione che questo sia l'indizio più importante che abbiamo.
Sarete
d'accordo, signor Holmes, che c'è la possibilità che quelle
iniziali siano dell'assassino.
In
più, il taccuino relativo ai movimenti di denaro ci fornisce un
movente per il crimine.
Sherlock
Holmes rimase completamente immobile, sorpreso da queste nuove
prospettive.
-Sono
costretto ad ammettere che siete brillante- disse Holmes -il
taccuino, che non avevo ancora visionato, modifica l'idea che mi ero
fatto. Ero arrivato ad una teoria in cui questo taccuino non trova
posto. Avete provato a rintracciare alcuni dei valori menzionati?
-Stiamo
indagando ma ho paura che la lista completa dei possessori di quei
titoli non si trovi in questi uffici. Ci serviranno settimane, se
non di più, signor Holmes.
Holmes
indicò un punto della copertina del taccuino con il dito.
-Questo
è sicuramente sangue.
-Si,
vi ho già detto che ho trovato il taccuino sul pavimento.
-Questo
prova, ovviamente, che la caduta del taccuino è postuma al crimine.
-Esatto,
signor Holmes. Ci ho pensato e sono arrivato alla conclusione che sia
caduto all'omicida durante una fuga precipitosa. Era vicino alla
porta.
-Non
c'è traccia di questo denaro tra le cose del defunto?
-No.
-Avete
ragione di sospettare un furto, Hopkins?
-No,
sembra che non abbiano toccato nulla, tutto era in ordine.
-È
tutto molto interessante, devo ammetterlo. C'era anche un coltello,
no?
-Si,
il coltello era all'interno del proprio fodero, ai piedi del morto.
La signora Carey l'ha riconosciuto, è sicura che appartenesse a suo
marito.
Holmes
rimase immobile, perso nei propri pensieri. Poi guardò Hopkins con
attenzione.
-Verremo
a dare un'occhiata.
Hopkins
si mostrò visibilmente contento ma Holmes lo minacciò con l'indice.
-Sarebbe
stato molto più facile otto giorni fa, ma anche ora, un mio
sopralluogo potrebbe non rivelarsi vano. Watson, se avete tempo, mi
piacerebbe avere la vostra compagnia per questo caso. Hopkins, se
volete chiamare un taxi, saremo pronti in pochi minuti.
Impiegammo
quasi due ore ad arrivare sul posto. Forest Row, un villaggio
nell'est del Sussex. In una radura, di fianco ad una collinetta, vi
era la casa del capitano defunto.
Vicino,
visibile dalla strada, vi era la sua casetta in legno. Il teatro
dell'omicidio.
La
capanna era molto semplice: pareti in legno con un doppio tetto, una
finestra dal lato della porta ed una nel lato apposto.
Hopkins
estrasse la chiave dalla tasca ma si fermò, restando immobile.
-Qualcuno
l'ha forzata!- disse.
Holmes
esaminò la finestra.
-Qualcuno
ha tentato di forzare anche la finestra. Chiunque sia non è riuscito
ad entrare. Doveva essere un ladro con poca esperienza, d'altronde
queste serrature non sono complesse da scassinare.
-Ieri
tutti questi segni non c'erano, signor Holmes, ne sono sicuro.
-Penso
che siamo molto fortunati, Hopkins. È molto probabile che il nostro
uomo ritorni per ritentare la sua impresa. Ha tentato di entrare con
la lama di un coltellino, ma non ci è riuscito. Cosa farebbe ora? La
mia opinione è che tornerà stanotte, con uno strumento più adatto.
Sarebbe un errore lasciarsi scappare questa opportunità, dovremo
aspettarlo. Vediamo la cabina, nel frattempo.
Le
tracce dell'omicidio erano state rimosse ma vi erano ancora molti
aloni causati dal tentativo di pulire le macchie di sangue. Il
mobilio era lo stesso della notte del crimine.
Per
due ore, con grande concentrazione, Holmes esaminò la stanza in
lungo ed in largo ma il suo viso rivelò che le sue ricerche erano
state vane.
-Avete
preso qualcosa dallo scaffale, Hopkins?
-No,
non ho mosso proprio nulla.
-Hanno
preso qualcosa, c'è meno polvere su quell'angolo dello scaffale che
altrove. Forse un libro, o una scatola. Ebbene, più di così, non
c'è nulla che per ora possiamo fare. Propongo di andarci a sdraiare
in quel magnifico boschetto, in attesa del nostro visitatore.
Erano
già passate le undici quando tendemmo la nostra imboscata.
Hopkins
suggerì di lasciare la porta della casetta aperta ma Holmes
considerò che avrebbe potuto destare sospetti. D'altronde una
semplice lama avrebbe potuto scassinarla.
Ci
nascondemmo dietro a dei cespugli tra il boschetto e la cabina del
defunto capitano.
C'era
qualcosa di tetro in quelle piante. Tuttavia potevo sentire la
tensione che cresceva con il passare dei minuti. Restammo nel più
completo silenzio. In attesa.
Ad
un tratto, in lontananza, sentimmo alcuni deboli passi. Erano le due
e mezza.
Un
rumore deciso ci comunicò che il ladro era riuscito a scassinare la
serratura. Una luce illuminò a tratti l'interno della casetta, alla
ricerca di qualcosa.
Riuscimmo
a vedere la sagoma di colui che sembrava essere solo un ragazzo,
magro ed impaurito. Non poteva avere più di venticinque anni.
Lo
vedemmo aprire un libro e poi sparire in un angolo della casetta.
Egli
aveva appena riposto il libro nello scaffale quando Hopkins e Holmes
gli bloccarono l'uscita.
-Ebbene,
chi sei e cosa stai facendo qui? -chiese Hopkins con voce
autoritaria.
Il
ragazzo rimase immobile, visibilmente impaurito e dovette fare uno
sforzo per riprendere il controllo.
-Siete
dei poliziotti? Vi assicuro che non ho nulla a che fare con la morte
del capitano Carey!
-È
proprio quello che scopriremo.-disse Hopkins -Il vostro nome?
-John
Hopley Neligan.
Holmes
e Hopkins si scambiarono una rapida occhiata d'intesa.
-Cosa
state facendo qui?
-Posso
parlare con voi in via confidenziale?
-Certo
che no! -sbottò Hopkins.
-Allora
perché dovrei dirvelo? Se avete già deciso che sono colpevole?
-Perché
se non avete nessuna spiegazione convincente da fornirci, potrebbe
andare molto male per voi durante il processo.
Il
ragazzo accusò il colpo dovuto alle pesanti parole proferite da
Hopkins.
-Ve
lo dirò, d'altronde perché no. Però vorrei che questo vecchio
scandalo non tornasse a galla. Avete mai sentito parlare di Dawson &
Neligan?
Hopkins
negò ma Holmes rispose, mostrandosi interessato.
-State
forse parlando di quei due banchieri dell'Ovest che hanno creato un
enorme fallimento rovinando metà dell'alta società della
Cornovaglia?
-Esatto.
Neligan era mio padre. Il vero responsabile, però, non era lui. Né
il signor Dawson, che si era pensionato. Avevo solo cinque anni
all'epoca, ma da quel momento in poi provai vergogna per
quell'orrore. Ma tutto ciò che si è sempre detto su mio padre non è
vero. Ha sempre creduto che se gli avessero dato il tempo per
realizzare, le cose si sarebbero messe a posto e tutti i creditori
sarebbero stati rimborsati. Partì per la Norvegia sul suo piccolo
yacht, poco prima dell'emissione del mandato d'arresto. Giurò che
sarebbe tornato a testa alta. Ma non abbiamo mai più avuto suo
notizie. Lui e lo yacht svanirono nel nulla. Io e mia madre credevamo
che fosse affondato. Tuttavia un amico di mia madre scoprì, qualche
mese fa, che alcuni titoli che mio padre deteneva erano riapparsi sul
mercato di Londra. Potete immaginare lo stupore. Passai mesi a
cercare informazioni ed arrivai al proprietario di questa baracca,
Peter Carey.
Così
mi informai su di lui e scoprii che aveva comandato una baleniera che
doveva tornare dal polo nel momento esatto in cui mio padre stava
andando verso la Norvegia. Possibile che il capitano abbia incontrato
lo yacht di mio padre? In questo caso, cosa sarebbe successo? Queste
domande me le posi ma pensai che avrei potuto dimostrare l'innocenza
di mio padre con la testimonianza di Carey. Arrivai fin qui per
vederlo ma in quegli stessi giorni lui fu ucciso. Lessi sul giornale
la descrizione dell'omicidio e lessi di alcuni vecchi libri di bordo.
Ho tentato di aprire la porta ieri notte ma senza successo. Così
sono tornano stanotte. Pensavo che leggendo sul diario di bordo di
quell'anno avrei potuto capire cosa era successo a mio padre ma
alcune pagine, proprio quelle, sono state strappate.
-È
tutto? -chiese Hopkins.
-Si,
è tutto.- disse il ragazzo.
-Non
avete nient'altro da dirci?
-Nulla,
signore, sono sincero.
-Non
siete mai venuto qui prima della notte scorsa?
-No,
mai.
-Allora
come spiegate questo?- chiese Hopkins brandendo il taccuino con le
iniziali del ragazzo.
In
quel momento il sospettato crollò portandosi le mani al viso ed
iniziando a piangere.
-Dove
l'avete preso? Credevo di averlo perso in albergo...
-Basta!
-disse Hopkins con tono minaccioso -Se vi resta qualcosa da dire
potete tenerlo per il tribunale. Ora venite con me in centrale.
Poi
continuò rivolgendosi ad Holmes.
-Signor
Holmes, ringrazio voi ed il vostro amico per avermi assistito. La
vostra presenza non era necessaria, avrei potuto sbrigarmela da solo,
ma vi sono comunque riconoscente.
L'indomani
Holmes mi raggiunse sul divano del salotto, a Backer Street, con fare
sospetto.
-Ebbene,
John, che ne pensate?
-Vedo
che c'è qualcosa che non vi soddisfa.
-Avete
ragione. I metodi di Stanley Hopkins non mi piacciono, mi aspettavo
di meglio da lui. Dovrebbe sempre immaginare un'altra eventualità,
un'altra spiegazione. É una regola basilare nell'ambito della
indagini criminali. Eppure a lui sfugge.
-Qual'è
l'altra strada?
-Quella
che cerchiamo noi, John. È possibile che sia un buco nell'acqua ma
la seguiremo ugualmente.
Holmes
si alzò e prese dal tavolino una lettera che era arrivata poco
prima. La aprì e scoppiò in una risata trionfante.
-Eccellente, John! L'altra eventualità si sta concretizzando. Telefonate all'ispettore Hopkins ed invitatelo per colazione, domani alle nove e trenta. E telefonate anche all'agente marittimo sulla Ratcliff Highway, chiedetegli di mandarci tre uomini, per le dieci di domattina. Fatto questo raggiungetemi al piano di sotto, questa storia mi ha infestato per dieci giorni, oggi propongo di rilassarci.
-Eccellente, John! L'altra eventualità si sta concretizzando. Telefonate all'ispettore Hopkins ed invitatelo per colazione, domani alle nove e trenta. E telefonate anche all'agente marittimo sulla Ratcliff Highway, chiedetegli di mandarci tre uomini, per le dieci di domattina. Fatto questo raggiungetemi al piano di sotto, questa storia mi ha infestato per dieci giorni, oggi propongo di rilassarci.
Eseguii
le richieste di Holmes e lo raggiunsi al piano inferiore.
Per
le ore seguenti assistemmo, protetti da un vetro oscurato, alla
stessa scena ripetuta.
Holmes
aveva costruito una finta parete in modo che potessimo nasconderci.
All'interno della stanza vi erano solamente un tavolo ed una sedia. I
candidati, radunati da Holmes con la promessa di venti sterline a
esperimento concluso, si sedevano uno alla volta. Di fronte a loro,
sul tavolo, vi era una radio che dopo pochi secondi veniva portata
via da un uomo che poi usciva dalla stanza.
In
seguito presentammo a tutti i candidati una serie di sei fotografie
raffiguranti altrettanti uomini e chiedemmo ad ogni candidato di
riconoscere la persona che aveva rimosso la radio dal tavolo.
Holmes
mi disse che nella serie che stavamo per mostrare non era presente il
vero “colpevole”.
Una
volta vagliati tutti i candidati, li dividemmo in tre gruppi. Al
primo comunicammo che il soggetto da loro identificato aveva
“confessato”. Al secondo comunicammo che tutti i sospetti
continuavano a negare. E al terzo gruppo dicemmo che un'altra persona
aveva “confessato”.
Le
scoperte di Holmes furono strabilianti.
Più
della metà dei candidati del terzo gruppo modificò la propria
identificazione decidendo che il colpevole era quello che loro
sapevano che aveva confessato.
Praticamente
tutti i candidati del primo gruppo, forti della nostra approvazione,
iniziarono a ricordare molti più dettagli del furto e del falso
colpevole, raggiungendo altissimi livelli di sicurezza.
Dividemmo
il secondo gruppo in due e comunicammo alla prima metà che alcuni
sospettati continuavano a negare, mentre altri avevano confessato.
Alla seconda metà dicemmo che solo un individuo specifico della
serie aveva confessato.
La
metà esatta di entrambi i sottogruppi decise che il colpevole era
tra le fotografie mostrate.
Holmes
mi spiegò che questo era un passo avanti molto importante nella sua
ricerca sulle false testimonianze e che con questo esperimento
eravamo riusciti a dimostrare che se un investigatore dice che una
persona ha confessato allora si è portati a pensare che sia vero. E
se è vero che ha confessato è anche vero che ha commesso il fatto.
In
conclusione Holmes mi disse che i nostri candidati, di età ed
intelligenza variabile, credevano più alle nostre parole ed alle
nostre false dichiarazioni, piuttosto che alla loro personale
esperienza.
La
profondità dell'intelletto di Holmes mi sconvolse ma trovai
l'esperimento estremamente illuminante. D'altronde, una mente fertile
e rapida come quella di Sherlock Holmes non sarebbe potuta rimanere
ferma nell'ozio molto a lungo.
Il
mattino del mio sesto giorno di convivenza con Sherlock Holmes iniziò
con il suono puntuale del campanello che annunciava l'arrivo di
Hopkins per la colazione.
La
signora Hudson si era gentilmente offerta di preparare un
gustosissimo tè nero ed alcuni biscotti al burro fatti in casa.
-Credete
di aver risolto il caso in modo corretto? -chiese Holmes.
-Non
vedo perché no. Mi sembra che l'indagine sia più che completa.
-La
vostra indagine non mi è sembrata neanche lontanamente concludente,
Hopkins.
-Davvero?
Cosa volete di più, signor Holmes?
-Voi
davvero non mi starete dicendo che siete in grado di spiegare ogni
dettaglio?
-Senza
dubbio.- rispose sicuro Hopkins -Neligan è arrivato in albergo il
giorno stesso dell'omicidio, con la scusa di giocare a golf. La sua
camera è al piano terra ed è evidente che da li potesse uscire con
facilità, senza essere visto. Quella notte ha incontrato Carey,
hanno litigato e l'ha ucciso con l'arpione. Quando si è accorto del
disastro che aveva fatto è scappato, lasciando cadere il taccuino
che aveva portato con se per interrogare il capitano a proposito di
quei titoli. Abbiamo trovato alcuni di quei titoli sul mercato di
Londra, ma per gli altri si poteva pensare che fossero ancora in
possesso di Carey. Neligan era certamente desideroso di recuperarli e
probabilmente anche di agire correttamente. Ma la situazione gli deve
essere sfuggita di mano. Mi sembra tutto evidente.
Holmes
sorrise.
-C'è
un inconveniente Hopkins. E sapete anche voi che se una teoria
funziona non ci può essere un inconveniente. E viceversa. Avete mai
provato a trapassare un corpo da parte a parte con un arpione?
Hopkins
si mostrò senza parole ed Holmes continuò con il suo monologo.
-Sono
dettagli importanti, a cui bisognerebbe prestare attenzione. Il mio
amico John può confermarvi che ho passato buona parte di una
mattinata a provare questo esercizio. Non è affatto facile e
richiede un braccio allenato e robusto. Ora, il colpo è stato
inferto con una violenza tale da trapassare il corpo e far conficcare
la punta dell'arpione nel legno. Credete che quel ragazzo anemico sia
capace di una simile impresa? Sarebbe lui l'uomo che beveva rum con
Peter il nero? No, Hopkins. Dobbiamo cercare un individuo molto più
prestante.
Mentre
Holmes parlava, le speranze e le sicurezze dell'ispettore affondavano
lentamente.
-Ma
non potete contestare il taccuino di Neligan che prova la sua
presenza la notte dell'omicidio! -replicò Hopkins- credo di avere
abbastanza prove per convincere una giuria, anche se siete in grado
di trovare qualche falla. Inoltre il sospettato principale è in
cella in questo momento, il vostro uomo dov'è, signor Holmes?
Holmes
sorrise nuovamente.
-Dovrebbe
essere sulle scale, se non mi sbaglio. Watson, presto, apra quel
cassetto e prenda il revolver, lo tenga nascosto però.
Holmes
si alzò in tutta fretta e prese un foglio battuto a macchina che
appoggiò sul tavolo a faccia in giù.
La
signora Hudson annunciò i tre uomini ed Holmes chiese di farli
entrare uno alla volta.
Si
presentò davanti a noi un uomo di circa cinquant'anni, basso e
tozzo, con i capelli rossastri.
-Nome?-
chiese Holmes sorridendo.
-James
Burton.
-Mi
dispiace Burton, il posto è già stato preso. Eccovi dieci sterline
per il fastidio. Per cortesia, passate nella stanza accanto ed
attendete un istante.
Il
secondo visitatore era un uomo alto e magro, quasi secco. Si chiamava
Hugh Pattins e fu congedato con le dieci sterline ed invitato ad
attendere.
Il
terzo signore era un uomo di aspetto notevole. Aveva un folta barba
nera, non molto lunga. Egli ci salutò e si piantò di fronte a noi
da vero marinaio, stringendo un berretto tra le dita.
-Il
vostro nome?- chiese Holmes.
-Patrick
Cairns
-Arpionatore?
-Si,
ventisei stagioni.
-Di
Mallaig, immagino?
-Si.
-È
pronto a partire con una nave d'esplorazione?
-Certo.
-Cinquecento
al mese vi bastano?
-Certo.
-Potreste
partire immediatamente?
-Il
tempo di preparare il mio equipaggiamento.
-Avete
i documenti?
-Certo.-
disse l'uomo estraendo dalla tasca una busta piena di fogli.
Holmes
li guardò e glieli restituì.
-Siete
l'uomo che cerco! Il contratto è sul tavolo, se lo firmate saremo a
posto.
Il
marinaio si spostò davanti al tavolo, voltò il foglio e prese una
penna.
-Devo
firmare qui?- chiese l'uomo chinandosi sul documento.
-Esatto,
proprio li.- disse Holmes sporgendosi da sopra la spalla destra
dell'uomo.
In
quel momento sentii un scatto metallico ed Holmes ed il marinaio
caddero a terra.
Sorpreso
dalla fulminea cattura, l'uomo iniziò a dimenarsi come una bestia un
gabbia.
Hopkins
tentò di aiutare Holmes ma fu scaraventato a terra producendo un
rumore sordo.
Benché
il marinaio possedesse una forza smisurata, le sue intenzioni si
placarono appena appoggiai alla sua tempia la canna fredda del
revolver.
Holmes
si affrettò a legargli le caviglie, mentre io lo tenevo sotto tiro
ed Hopkins cercava di riprendersi.
I
loro sguardi si incrociarono ed Holmes gli sorrise.
-Non
so che dire, signor Holmes. Sembra proprio che abbia svolto
l'indagine come un vero stupido. Anche adesso, capisco quale sia la
conclusione ma non capisco come ci siamo arrivati.
-Forza,
Hopkins. Si impara solo con l'esperienza. E la vostra lezione di oggi
è che non dovete mai smettere di pensare ad un'altra eventualità.
Eravate così preso dal giovane Neligan da non riuscire a pensare ad
un altro assassino.
In
quel momento la voce rauca e grave del marinaio si unì alla
conversazione.
-Vorrei
che chiamaste le cose col loro nome. Voi dite che ho assassinato
Carey, io dico che l'ho ucciso. Fa tutta la sua differenza.
-Raccontate
pure.- disse Holmes.
-Conoscevo
Peter il nero e quando ha tirato fuori il coltello l'ho infilzato con
l'arpione. O io o lui, gli si leggeva in faccia, è così che è
morto. Tutto è successo nel 1969. Peter Carey era il capitano della
Sea Unicorn ed io l'arpionatore in seconda. Uscimmo dalla banchisa e
rientrammo con vento contrario ed una tempesta del sud che durava da
otto giorni, quando vedemmo una piccola barca che era stata spinta
verso nord dalla raffica. A bordo c'era solo un civile. Il capitano
decise di aiutarlo ed i due ebbero lunghe conversazioni nella sua
cabina. L'uomo aveva con se un solo oggetto, una piccola cassa di
ferro. Non ci ha mai detto il suo nome e la terza notte è sparito,
come se non fosse mai esistito. Hanno detto che si era gettato o che
era caduto in mare. Ma io so esattamente cose è successo. Io ho
visto il capitano afferrarlo per le caviglie e farlo volare giù dal
parapetto. Ebbene, ho tenuto per me questo segreto per vedere cosa
sarebbe successo. Una volta rientrati nessuno indagò. Uno
sconosciuto era morto accidentalmente e nessuno aveva motivo di
aprire un'indagine. Poco dopo, Peter Carey, si ritirò. Mi ci vollero
anni per scoprire dov'era. Pensai che nella scatola ci fosse qualcosa
di valore per spingerlo ad uccidere un uomo e che avrebbe potuto
pagare il mio silenzio. La prima sera fu abbastanza ragionevole. Era
pronto a darmi quello che volevo, a patto che non parlassi con
nessuno. Ma la sera dopo lo trovai ubriaco e malinconico. Si vedeva
che aveva dei pensieri, che qualcosa non andava. Poi, di colpo, si è
scagliato contro di me, sputando e bestemmiando, con il coltello alla
mano. Non ha avuto il tempo di sguainare il coltello che l'avevo già
trapassato da parte a parte. L'urlo fu orribile. Un rumore infernale.
Ma nessuno si svegliò e nessuno venne a vedere. Così mi sono
nascosto tra i cespugli ed ho visto un uomo entrare nella baracca. Si
è spaventato a morte ed è scappato. Non so chi fosse ne cose
volesse. Io ho continuato a camminare per un bel po', finché non
sono arrivato alla stazione di Tunbridge Wells dove ho preso un treno
per Londra. Ebbene, una volta esaminata la scatola ho trovato al suo
interno solo dei documenti che non si possono vendere. Così ho visto
l'annuncio che avete fatto mettere e sono venuto qui.
-Una
deposizione completa.- disse Holmes accendendosi la pipa -Credo,
Hopkins, che dobbiate mettere il vostro prigioniero in sicurezza,
questa stanza non è adeguata a lui.
-Holmes,
non so come esprimerle la mia gratitudine. -disse Hopkins.
-Ho
avuto la fortuna di seguire la pista giusta fin dall'inizio. Se fossi
inciampato sul taccuino, avrebbe forse potuto portarmi fuori strada.
Ma tutto, dall'abilità con l'arpione, alla forza necessaria, al rum,
fino alla borsa di foca. Tutto indicava un marinaio, un cacciatore di
balene, per la precisione. Ricordate che vi ho chiesto se c'erano
altri alcolici? Whisky e brandy abbiamo detto. Quanti borghesotti
bevono del rum se possono bere altri alcolici? Era sicuramente un
marinaio, sul viale dei ricordi, oltretutto.
-E
come l'avete trovato?
-Da
questo punto in poi la soluzione è semplice. Ho immaginato che il
nostro uomo era probabilmente a Londra e che voleva lasciare la città
il prima possibile, visto l'accaduto. Ho fatto varie telefonate nella
giornata di ieri, fingendomi un capitano intento ad organizzare una
spedizione artica ed ecco il risultato.
-Fantastico!-
gridò Hopkins.
-Deve
liberare il giovane Neligan prima di subito, Hopkins, credo gli
dobbiate delle scuse.
Hopkins
condusse il prigioniero in centrale, ringraziammo gli uomini nella
stanza accanto per la loro attesa e restammo soli. Calò il silenzio.
Holmes
impugnò il suo violino ed iniziò a suonare alcune note drammatiche.
In
quell'istante un sasso ruppe il vetro della finestra che dava su
Backer Street.
Holmes
si precipitò ad osservare e andò su tutte le furie vedendo che il
colpevole del fatto era solamente un bambino e quindi probabilmente
non sarebbe stato possibile risalire al vero mandante.
Legata
al sasso con uno spago vi era un foglio di carta. Holmes lo slegò e
lesse ad alta voce.
-”Siamo
due sorelle, ci vediamo costantemente ma non ci incontriamo mai. Sarò
li.”
-Cosa
significa?- chiesi ad Holmes senza capire cosa stesse succedendo.
Holmes
non mi rispose e si precipitò a tagliare un angolo del foglio. Lo
mise in una provetta ed aggiunse alcuni cristalli bianchi seguiti da
un liquido trasparente. La soluzione divenne marrone in un istante.
-Quello
è un reagente per l'emoglobina, Holmes?
-Esattamente,
John. Questa è una sfida. Odio gli indovinelli, capisco che possa
sembrare strano ma li odio. Ci hanno rotto la finestra per avere
attenzione, il ragazzino è inutile essendo solo un fattorino, il
foglio contiene un indovinello chiaramente diretto a me, o peggio, a
noi. C'era una piccola macchia sul foglio ed il reagente prova la
presenza di sangue.
-L'hanno
mai sfidata, Holmes, prima d'ora?
-Certo,
John, ma mai così apertamente. Ci sarà da divertirsi, io credo. Per
il momento, ha ancora fame? Io si. Mi accompagnerebbe a fare una
passeggiata lungo il Tamigi?